| Benvenuti sul forum di Tractorum.it Il Forum dell'agromeccanica e agrotecnica Il luogo ideale per discutere, scambiare opinioni su ogni aspetto di agrotecnica e agromeccanica! | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| | #21 (permalink) | ||||||
| Collaboratore
| Quote:
Grazie inoltre per la doverosa e necessaria precisazione sulle posizioni short. | ||||||
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| | #22 (permalink) | |||||
| Collaboratore
| Come immagino saprete, è questo il periodo delle visite in campo per le prove varietali del frumento. Oltre alla solita pubblicità, tra una "nuova" varietà ed un'altra, forse i momenti più interessanti sono quando qualcuno disserta, competentemente o meno, sul mercato dei cereali. Ancor più gratificante è trovare persone, obiettivamente preparate, confermare quanto personalmente vado dicendo da tempo. Terminata questa indegna auto celebrazione, vado ad esporvi un punto molto curioso emerso durante la discussione. Pare infatti che recentemente, in via del tutto eccezionale, è infatti la prima volta, il prezzo del prodotto italiano, sia inferiore di quello straniero. Dato che verba volant, scripta manent, sono andato per quanto possibile a verificare. Dati ISMEA e non solo lo confermano. Ora, vorrei fosse chiaro come sia una importante anomalia; d'altronde s'è sempre detto come il prodotto estero a così poco prezzo, "rovini" il nostro mercato. Io ho una mia interpretazione del fenomeno, ma per non influenzarvi, vorrei prima sentire le vostre opinioni. ![]() Ultima modifica di Mapomac : 31-05-10 a 21: 32. | |||||
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| | #23 (permalink) | |||||
| Socio Fondatore
| ai mulini serve oltre che la qualità, la stabilità del prodotto da lavorare, sia come uniformità di caratteristiche che come costanza di approvigionamento. noi diamo partite discontinue e troppo variabili, mentre qiauando arriva la nave al porto ha decine di migliaia di quintali perfettamente uniformi. buono o cattivo che sia poi viene abilmente tagliato per poi lavorarlo. di sicuro da quando il contadino si è messo a fare il commerciante-speculatore è andato sempre peggio | |||||
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| | #24 (permalink) | |||||
| Socio Fondatore
| La causa della scarsa valorizzazione del nostro frumento (duro o tenero che sia) rispetto a quello estero (anche se occorre fare dei distinguo tra i vari frumenti d'importazione) credo sia da ricercare tra molteplici fattori, ma reputo la scarsa/inesistente capacità da parte dei produttori italiani di far fronte al mercato globale ed alle sue spietate leggi a attraverso l'unica forma di difesa corporativa: L'ASSOCIAZIONISMO, unica forma di tutela nei confronti di dinamiche economiche che portano ad una sempre maggiore concentrazione della domanda. La cerealicoltura, come il resto del variegato mondo delle produzioni agricole italiano, si è fatto trovare totalmente impreparato a questo cambiamento, vittima dei suoi stessi, inefficenti strumenti di difesa, che anzichè farsi interpreti del loro ruolo costituzionale ed istituzionale hanno, per decenni, operato in funzione della tutela della propria identità distintiva, in barba alle nuove e mortali minacce di mercato nei confronti delle imprese... non fosse così probabilmente gli agricoltori stessi sarebbero tutelati nel loro reddito attraverso univoche scelte di mercato che, tanto per fare alcuni esempi, avrebbero potuto creare una linea di produzione omogenea, controllata e garantita di poche, selezionate varietà di frumento in funzione della richiesta delle inustrie agroalimentari, magari stimolando e finanziando la ricerca varietale per andare incontro alle loro stesse esigenze. A tutt'oggi invece assistiamo ad uno scoordinamento assoluto e vergognoso tra i centri di stoccaggio tra una provincia e l'altra, se non addirittura, nell'ambito della stessa provincia tra 2 o più centri di aggregazione....questa dispersione impedirà qualsiasi vantaggio corporativo e qualsiasi innovazione nell'ambito dello sviluppo tecnico e varietale...in questo panorama non vi è assolutamente nulla di cui stupirsi osservando il grafico prodotto dall'ottimo Mapomac... e siamo solo all'inizio... P.S. ho assistito a numerose visite ai campi varietali del genere cui il caro Massimo si riferisce, ultimamente però non ho più alcun interesse e voglia di parteciparvi, in quanto altro non sono che inutili e dispersive forma di propaganda rurale di questo o di quel consorzio di stoccaggio. Far assistere a dei comuni agricoltori (magari anche competenti ed illuminati) all'esposizione commentata e documentata di decine e decine di varietà di frumento senza disporre delle necessarie competenze per esprimere dei verdetti che alla fine della fiera, solo chi compra il prodotto può emettere, può solo fomentare ed aumentare il clima di confusione e disinformazione, cose di cui il mondo della produzione agricola dispone a profusione....
__________________ Andrea jd_fan Ultima modifica di jd_fan : 01-06-10 a 09: 44. | |||||
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| | #25 (permalink) | ||||||
| Utente Tractorum.it
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![]() Oppure è il gioco delle tre carte, un complice punta e vince, gli altri perdono tutti. Come dire, vi facciamo un favore a levarvelo di casa, perchè quello straniero ci piace assai ![]() | ||||||
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| | #26 (permalink) | ||||||
| Collaboratore
| Quote:
Spero tu non te la prenda, siam qua per discutere, ma la tua risposta era prevedibile; purtroppo tanto, troppo simile al pensiero comunemente diffuso. Dare la colpa al prossimo, rimane poi sempre di ignota identità, e chinarsi pseudo umilmente innanzi il sistema "canaglia", è davvero molto facile, per di più gratis. Non voglio ripetere quanto già ottimamente indicato da JdFan, d'altronde è ovvio quanto ormai arcinoto come i problemi non siano agronomici, bensì economici: esistono ormai varietà per soddisfare qualsiasi esigenza, forse anche troppe; quello dove si pecca è a monte e a valle del campo. Dapprima nella scelta delle varietà, in seguito, dallo scarico dal rimorchio in poi. Se, caro HP0, quello straniero piace di più, lo si deve anche a chi: - utilizza ancora la formula "conto deposito", impedendo di fatto agli stoccatori di gestire in autonomia la commercializzazione del prodotto. Vi sono ancora agricoltori depositanti frumento 2008, in attesa di chissà quale messia, forse tratti in inganno dal colore, pensano sia oro. Vorrei sapere al netto delle spese di stoccaggio di ormai 2 anni, cosa gli rimarrà in tasca. - nei mesi successivi alla trebbiatura, parlo del 2009 ad esempio, non ha venduto frumento a prezzi tranquillamente prossimi o superiori alle 200 €/t. Costringendo di fatto mulini e similari ad esporsi all'estero, dove da subito possono garantirgli stock omogenei e programmati. Barilla a Parma macina, se ben ricordo, 900 tonnellate di frumento al giorno; credi si possa permettere di compatire i capricci di piccoli rabbini, i quali conservano il grano nel fienile ? | ||||||
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| | #27 (permalink) | |||||
| Utente Tractorum.it
| Depositanti del 2008 non saprei, ma 2009 so che qualcuno c'è, ma sanno già che ci hanno perso, li pagheranno ad un prezzo minimo. E comunque questo giochetto l'anno inventato loro, forse per non anticipare grosse cifre per un prodotto che venderanno mesi dopo. Poi se qualcuno riesce a spiegarmi - con una parola diversa da speculazione - le oscillazioni che di recente vanno da 12 cent. Kg a oltre 40, sono pronto ad ascoltare. Come mai nella trebbiatura - non ricordo se 2 o tre o 4 anni fa - i commercianti offrivano 9 cent. Kg? Non era un chiaro messaggio ai produttori, che gli diceva, al momento non abbiamo intenzione di anticipare soldi, tornate tra qualche settimana o mese, difatti quando furono disposti a pagare credo il prezzo fosse di 12 cent, era un'annata di qualità scadente, ma la proporzione è questa, nella trebbiatura prezzo basso e poi su, e il mulinaro è d'accordo, perchè altrimenti quando il produttore lo contatta direttamente non offrirebbe lo stesso prezzo del commerciante, perchè non penso che se il commerciante mi paga 15 cent il mulino paga 15 cent al commerciante! Il sistema è talmente scassato che ci rimetteranno tutti. Oggi ho acquistato due tappini di plastica che si mettono sul carro del cingolato per tenere pulito l'ingrassatore tendi cingolo, indovina quanti li ho pagati! Quasi 200 Kg di frumento!!! ![]() | |||||
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| | #28 (permalink) |
| Utente Tractorum.it | Ringrazio ancora Mapomac per avermi invitato a questa discussione. Il Forum è talmente ampio , ben articolato e pieno di interventi che per conoscerlo tutto ci vorrebbero mesi. Premetto che secondo il mio parere, anche nelle aziende agricole ormai la componente “finanziaria” e la componente “strategica” (intese come approccio ai mercati, sia in acquisto come in vendita unita alle scelte di cosa e come produrre), hanno assunto una rilevanza talmente elevata, da essere almeno di pari o superiore importanza rispetto alle scelte agronomiche, (anche se comunque sono tutte e tre legate da filo doppio). Ora, con il rischio di espormi a critiche, anzi, sinceramente è proprio quelle che cerco... vorrei inserirmi nella discussione per provare a dare dei pareri e/o ipotetiche soluzioni. Ci tengo a spiegare ben bene le due righe sopra.... E' l'umiltà che mi spinge a scrivere, non la presunzione di dare soluzioni. E' per questo che ho detto sopra che CERCO le critiche. Come ho spiegato nella discussione Soia ai messaggi 135 e 138, secondo me bisogna fare come fanno le industrie Allego copia...... [opI]….copiare dall'industria. Come fanno gli industriali ? (il concetto è difficile e complesso da spiegare in poche righe, ma proverò ad adattarlo alla "velocità" di un forum). Le industrie, così come noi agricoltori, non possiamo permetterci di essere in balia dei prezzi di mercato, soprattutto perchè i tempi di produzione, i momenti di acquisto dei beni per la produzione e di vendita del prodotto sono diversi, e rischiano di avere prezzi discordanti fuori dal controllo e dalla programmazione. L'unico modo per "difendersi" e rendere l'azienda produttiva e redditizia, è cercare di "isolare" la componente" volatile" (prezzi), dalla componente "valore aggiunto" (propria capacità imprenditoriale). Come ? Qui è il difficile. Le industrie utilizzano dei derivati finanziari per mantenere inalterato il prezzo di acquisto delle materie prime per un dato periodo, e , quando riescono, creano contratti di vendita con fissazione del prezzo, aggiungendo dove necessario un contratto derivato per la copertura del cambio valutario. Cosa impossibile per un agricoltore, ma come dicevo si può "scopiazzare qualcosa" Devo cercare di "collegare" in qualche modo il prezzo di acquisto dei beni per la produzione (sementi, concimi, gasolio, antiparassitari, terzisti) (questi sono i principali), con i prezzi di vendita dei prodotti. Poichè l'aumento del prezzo dei cereali di questi ultimi mesi (probabilmente) lo "pagheremo caro" nella prossima annata (come successo nel 2007/2008), devo tutelare i costi di produzione. Come ? Devo creare contratti di acquisto e di vendita in modo da ottenere STABILITA'. Se oggi vendo il mais verde a 16€, devo già aver fissato da alcune settimane il prezzo del prossimo anno almeno per il concime , terzista e le sementi, (se ci riesco anche per il gasolio) per la futura produzione, altrimenti rischio di trovarmi come nel 2008 ad avere dei costi di produzione con prezzi elevati e prezzi di vendita ribassati... Io per esempio ho già il contratto sui concimi , sul terzista (trebbiatura) e sulle sementi, (sto contrattando il gasolio), ed ho i contratti di vendita al 60% con media di periodo, e 20% spot in campagna, e 20% differito a mio piacimento entro aprile dell'anno successivo. In questo modo, non avrò mai la "botta di fortuna" ad acquistare a prezzi bassissimi, e vendere a prezzi alti, ma nemmeno mi troverò con annate in perdita. In questo modo vado a "smorzare" in modo evidente la volatilità dei prezzi lavorando di conseguenza su uno spread fisso. Quindi (clima permettendo), l'unica variabile che influirà sul reddito sarà la propria capacità imprenditoriale [/I] Qualcuno potrebbe contestarmi la mancanza di potere contrattuale, a parte il fatto che secondo me è un falso problema in quanto la stabilità fa comodo a tutti, (al centro raccolta, al molino, al trasformatore, al rivenditore ed al consumatore), quindi fare un contratto è possibile per qualsiasi azienda. Il problema semmai (e nei precedenti messaggi è stato ben spiegato), è che magari questi contratti sono un pochino penalizzanti per il “piccolo” e ci vorrebbe un cambio di mentalità e ragionare in grande mediante un serio associazionismo. Bene ora viene il difficile.... Se cambiare la mentalità ad una persona e farla cominciare ad utilizzare metodi di gestione finanziaria leggermente più avanzati, come fare per cambiare la mentalità di un popolo ???? Non fatemi prendere frasi di personaggi storici su questo problema perchè mi servirebbero migliaia di righe.... Però, (poiché sono un cercarogne... e mi attendo le critiche....) voglio provare a dare due ipotesi. 1)Noi Italiani diamo il meglio di noi (storicamente siamo pieni di esempi) nei momenti più bui o per meglio dire ad un millimetro dal baratro, quindi per poter cambiare le cose, poiché per ora riusciamo a vivacchiare discretamente, prima di darci una “svegliata” le cose dovranno peggiorare ancora, ed allora “forse”, il mix tra : A) le nuove generazioni B) un aumento dimensionale C) l'intervento europeo sulla PAC D) la globalizzazione E) il pareggio degli squilibri paesi avanzati/paesi ex emergenti F) la separazione tra agricoltori di tipo “mantenimento del territorio/aree marginali” e quelli da “reddito da produzione”, protrà rendere la nostra agricoltura più efficiente. Provo a spiegare i punti : A) le nuove generazioni, è un aspetto palese e ben enunciato nei precedenti messaggi B) un aumento dimensionale: secondo il mio parere vuoi per il mancato adeguamento della mentalità dell'agricoltore, vuoi perchè in alcune zone proprio non è possibile essere redditizi , vuoi perchè qualcuno effettivamente vende il terreno, vuoi per altri motivi, nei prossimi anni assisteremo a due tipi di concentrazione; uno sulla proprietà (alcune aziende riusciranno ad avere un aumento dimensionale acquistando i terreni dalle aziende più piccole e meno redditizie), uno di tipo gestionale dove i terzisti di grandi dimensioni (o aggregazioni tra ,essi) faranno da centro convergente della gestione dei terreni che, si, rimangono di proprietà dei singoli privati, ma attraverso forme diverse (affitto, comodato, ecc...) in capo a questi terzisti, si ottengono economie di scala con dimensioni più vicine alle aziende nord europee. C) intervento europeo sulla PAC; questo aspetto è complesso e in divenire, ma è innegabile che comporta e comporterà sempre più una differenziazione delle scelte strategiche di ogni azienda. D)+E) La crisi globale in atto, la crisi finanziaria, la globalizzazione ecc... sono un argomento ampio ed importantissimo per capire la futura evoluzione dell'agricoltura, l'aspetto è vasto e se ai fondatori interesserà potremmo aprire un argomento anche su questo, (a meno che non ci sia già ed io non ne sono a conoscenza), ma bisogna tener presente che la crisi attuale (finanziaria) ha radici molto più profonde e lontane nel tempo e nello spazio di quanto ci vogliono far credere addossando la colpa a quattro banchieri ingordi, il debito pubblico, i pericoli dell'iperinflazine e della deflazione (che sono dietro l'angolo) incideranno moltissimo nelle nostre scelte imprenditoriali. Non èp detto che dobbiamo diventare professori ed economisti, ma sapere cosa ci aspetta il futuro... e meglio di non saperlo F) la separazione tra agricoltore “da mantenimento del paesaggio” ad agricoltore “di produzione” (tendenza prossima viste le discussioni in ambito dei PAC europea), saranno di sicuro impatto sulla dimensione e quindi sulla tipologia degli attori in gioco Ipotesi 2) Tanto semplice, quanto difficile. (quasi utopica) Gli agricoltori si adeguano in pochi anni a nuove tecniche di lavorazione, a nuove metodologie, a nuovi stili imprenditoriali, migliora l'associazionismo (sia a livello di centri di raccolta che di sindacati...) viene aumentato il ricorso al sistema dei contratti (non solo per il prezzo, ma SOPRATTUTTO per produrre quello che all'industria SERVE e che è quindi disposta a PAGARE), (i have a dream....) ma questa strada è a mio parere molto difficile da percorrere, anche se.... non impossibile. Spetta a noi... (attendo le coltellate......) Grazie per la vostra attenzione. |
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| | #29 (permalink) | |||||
| Collaboratore
| Io purtroppo sui contratti di vendita dei nostri prodotti ho poca fiducia. Molti spesso vendono il riso con contratti alle riserie. Bene, in genere se il prezzo del contratto è inferiore a quello di mercato la riseria lo prende di buon grado e l'agricoltore ci perde, però se il prezzo concordato è alto ed il valore di mercato scende, l'industria cerca in tutti i modi di non far fede al contratto e rinuncia all'acquisto, e questo purtroppo capita molto spesso. Quindi mi chiedo come si possa basarsi su un sistema "a contratto". Senza contare che essendo l'offerta variabile ha ancora un'utilità il mercato, ma se tutti vendessero "a contratto" a quel punto non ci sarebbe più nessuno che cerca i prodotti sul mercato, con il relativo calo di valore, e quindi l'anno dopo si fano contratti più bassi e così si prosegue. Sono invece d'accordo sul fatto che l'associazionismo è molto importante, però la vedo dura bloccare i prezzi dei fattori produttivi senza avere le forza di comprarli quando conviene piuttosto che quando ce n'è bisogno. Non sono molto d'accordo anche per le economie di scala, a mio avviso nel nostro settore non si hanno reali benefici tangibili all'aumento delle superfici, perchè spesso di pari passo aumentano anche i costi, quindi l'unico vantaggio sarbbe moltiplicare quel poco che rimane da ogni ettaro per un numero maggiore di ettari, ma quella dovrebbe essere la normale remunerazione al capitale, e non la convenienza ad avere superfici più ampie. Un po' di economia di scala c'è, ma di sicuro non è marcata come in altri settori.
__________________ Tractorum.it | |||||
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| | #30 (permalink) |
| Utente Tractorum.it | [QUOTE=albe 86;117407]Io purtroppo sui contratti di vendita dei nostri prodotti ho poca fiducia. Grazie albe 86 Non conosco la zona del vercellese, e tantomeno il mercato del riso. ovviamente il mio discorso vale per i mercati più "ampi" tipo mais, frumento e soia, che conosco bene e sui quali appunto il sistema dei contratti è (per quanto faccio io) applicabile. Ovviamente (e questo lo dicono tutti, dall'ultimo agricoltore, al politico, all'economista ecc...) l'ingrediente principale di funzionamento dei mercati è la fiducia.... Fiducia che un contratto venga rispettato... Se un attore non rispetta un contratto, in genere la selezione naturale ( o qualcuno più grosso) prima o poi lo elimina.... parlo sia nel piccolo (il classico furberello della zona, al quale nessuno dà più credito) che in grande, vedi la storia di Gardini con i futures della soia... Ti sarei veramente grato se potessi darmi alcune info maggiori sul funzionamento del mercato del riso nella tua zona e l'atteggiamento di "non rispetto" dei contratti. Credo però una cosa in merito ai "risai" che non rispettano i contratti.... Bisogna partire dall'aspetto principale, il contratto serve all'agricoltore... ma anche e soprattutto all'industria commerciante e all'industria trasformatrice, in quanto queste lavorano con un budget mensile, semestrale, annuale ed un piano operativo triennale.... e fissano inizialmente i costi e i ricavi, e su questi calcolano investimenti, assunzioni ecc... Se l'azienda che ha fatto un contratto con un agricoltore , poi non lo rispetta, (e qui sono pronto a dirlo in faccia all'imprenditore) , oltre a non essere serio, non è un bravo imprenditore, in quanto a sua volta LUI non ha fatto i contratti con i suoi acquirenti... Il sistema dei contratti ( sia agricoli che sulle commodities che finanziari), sono a volte detti di "copertura" in quanto coprono il rischio preso con un'altra attività o altro contratto di segno opposto.... Chi opera contratti in senso unico, è detta "posizione a rischio".... ossia uno speculatore, nulla di differente quindi tra il l'imprenditore "che non mantiene la parola" e il grande banchiere speculatore che ha messo in ginocchio il mondo nell'ultima crisi !!!! Ecco perchè insisto sul fatto che bisogna fissare i prezzi con i contratti sia sulle vendite che sugli acquisti, ed è qui (per i piccoli o i meno esperti) che giocherebbero (uso il condizionale) un ruolo fondamentale le associazioni, i consorzi, e i sindacati.... Ma scusate... come fate a programmare mutui, investimenti ecc in anni come il 2007 ed il 2008 ? e come facciamo oggi con i prezzi saliti....( e il buio di fronte a noi) a programmare un mutuo per i prossimi anni ????? A mio parere solo la presenza di contratti in acquisto ed in vendita possono darci la possibilità di "prevedere" i margini di guadagno e su questi programmare gli investimenti. |
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