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| | #1 (permalink) | |||
| Utente Tractorum.it
| Agricoltura biologica Ciao a tutti vorrei iniziare una vuova discussione sul tema del biologico per chi vuole o per chi ha gia un'azienda biologica parlare dei vantaggi svantaggi dei nuovi incentivi e magari parlare dei prodotti migliori che danno più resa e guadagno ciao a tutti e spero che questa discussione sia roba gradita x tutti. | |||
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| | #3 (permalink) | ||||
| Utente Tractorum.it
| Io a parte il vigneto ho convertito l'azienda in biologico da circa 8 o 9 anni, non ricordo, parliamo di seminativo e oliveti. Vantaggi, svantaggi, incentivi, convenienza economica, il discorso è ampio, e complicato da molti fattori (e direi anche limitazioni) non da ultimo di tipo culturale sia da parte istituzionale, ma anche da parte degli agricoltori. Partirei con lo stabilire un punto fermo e basilare a mio giudizio: si sceglie di fare agricoltura biologica non per ottenere prodotti che allungano le prospettive di vita o che possono produrre altri effetti benefici se non miracolosi per la nostra salute, bensì per salvaguardare, gestire, o se preferite amministrare, quel livello di salute ambientale che nel suo insieme può essere per noi il più favorevole possibile, quindi per assurdo direi che in una mela, piuttosto che nei biscotti, piuttosto che in qualsiasi altra produzione da agricoltura biologica, la "biologicità", dovrebbe, in realtà, essere una conseguenza più che un fine. E scusate se insisto, ma in uno scenario come il nostro dove il territorio agricolo, al cospetto della realtà mondiale, è destinato ad un ruolo marginale se non ridicolo, parlo ovviamente delle commodity, il concentrarsi su una agricoltura di qualità, la vedo come vera unica alternativa, almeno per la maggior parte del territorio nazionale. Questa premessa potrebbe essere fraintesa per impeto ideologico, ma almeno per quello che mi riguarda, pur credendo in quello che faccio, il mio lavoro è comunque finalizzato all'ottenimento di un reddito. Detto questo, ci sarebbero decine di argomenti su cui parlare, non saprei da dove cominciare, forse, non so se è solo una mia impressione, dalla contrapposizione che spesso c'è tra agricoltori convenzionali e biologici, questi ultimi visti sempre un pò come degli idealisti fuori dal mondo, "tanto se non concimi e non diserbi non raccogli niente....." oppure "..... ma seno diserbi mai poi ti sporcano i campi......." oppure "....ma se non concimi mai (urea o nitrato) poi i campi si impoveriscono.....". Non sono un agronomo, ma spesso mi imbatto in una conoscenza tecnica da parte degli operatori a dir poco preoccupante. Incentivi: non so in giro ma nella mia regione rispetto al passato PSR sono stati letteralmente dimezzati, questo in un completo silenzio da parte delle associazioni di categoria, e anche questo riporta al problema della consapevolezza del ruolo che l'agricoltura biologica riveste, e potrebbe rivestire, all'interno della nostra economia agricola. vantaggi economici: Secondo me ci sono, certo se produco cereali biologici e poi li porto all'ammasso, mi do la zappa sui piedi, ma se trovo interlocutori seri, non mossi da euforici rialzi stagionali, e riesco a costruire un percorso collaborativo sulla lunga distanza, secondo me spesso si riesce a risicare anche qualche cosa meglio di chi fa convenzionale già senza contributi. Di sicuro chi qualche anno fa all'uscita dei primi bandi è corso dietro al contributo, è anche stato il primo che alle prime difficoltà, di tipo agronomico o di tipo burocratico, o appena terminati gli incentivi ha mollato tutto. | ||||
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| | #4 (permalink) | ||||
| Utente Tractorum.it
| Io o 12 etteri di bio,lo faccio solo per passione!!in piu non cè quasi niente,perchè quello che guadagni nel venderlo te lo mangi nei trattamenti che non puoi dare!!(meno produzzione e piu muffe,marciume)LUNICA cosa positiva è stato entrare nel industria orogel che mi sta facendo fare del prodotto di nicchia bio(BASLICO ERBETTE....) e mi da quasi il doppio del convenzionale!Ma se fosse per le pesche e nettarine che mi danno dai 0,5 ai 10 centesimi di piu e molto piu scarto non sarebbe un grande affare!!e poi la porto alla coperativa APOFRUIT che per la frutta bio sembra la meglio!!!pero io è dal 1990 che sono bio e moriro bio!!perchè quando mangio una pesca a tutto un altro sapore!!!
__________________ TUMBENA | ||||
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| | #5 (permalink) | |||||
| Collaboratore
| Al netto dei fattori psicologici, dovuti a credenze personali e perché no dall'opera di indottrinamento di certe campagne pubblicitarie, che inducono il tester a ritenere più o meno buono il prodotto bio rispetto al convenzionale, analisi alla mano c'è ben poco che porti elementi a suffragio di questa tesi. E' anche altresì giusto ricordare come una maggior qualità organolettica, non necessariamente corrisponda ad altrettante doti nutrizionali. Per la frutta bio i motivi veri per cui la qualità percepita possa essere maggiore del convenzionale, sono ipotizzabili in: - Miglior maturazione del prodotto alla raccolta. Se infatti per il convenzionale è infatti ormai volontà diffusa pretendere forniture del tutto incoerenti con l'andamento stagionale per quasi qualsiasi prodotto, per il biologico invece si accetta ancora di mangiare ciliegie "solo" a giugno e mele "solo" da settembre. Rispettando il calendario delle varie specie, sicuramente anche i prodotti convenzionali recupererebbero buona parte del gap organolettico dei prodotti bio. - La qualità percepita deriva principalmente da due fattori: acidità (responsabile in buona parte del profumo) e zuccheri. Nella frutta bio si riscontra sovente una maggiore acidità, ma tutto porta a dire come essa sia dovuta essenzialmente alle risposte immunitarie delle piante stesse, le quali trovandosi prive di difese artificiali, sintetizzano a loro volta composti atti a proteggerle da insetti e malattie. Fin qui sembrerebbe tutto perfetto; molto probabilmente lo sarebbe se non ci si ostinasse a voler replicare un modello vincente a tutto il resto, generalizzandolo e portando quindi inevitabilmente a dei problemi. Se razionalmente il biologico venisse riconosciuto innanzitutto come nicchia produttiva e non come panacea dei mali del mondo, figurarsi pratica agricola da diffondere globalmente, i fautori ne guadagnerebbero in credibilità e mercato. E' infatti dimostrato come ad esempio per quanto riguarda i cereali, la conduzione in biologico delle coltivazioni porta a problemi non secondari. Al di la delle rese quasi dimezzate, si riscontra soprattutto un indice proteico nettamente più basso, con ripercussioni sui processi di panificazione assolutamente non trascurabili. Logica alla mano, non servono nemmeno studi imponenti per capirne i motivi. Le proteine delle cariossidi sono prodotte con l'azoto assorbito dalla pianta; va da se come un frumento bio, privo di concimazioni classiche, non possa che risultarne deficitario. La soluzione, qualcuno propone, potrebbe essere dietro l'angolo: ogm. Specifiche varietà di frumento create per migliorare l'assorbimento dell'azoto e ridurre, se non eliminare, il deficit proteico delle farine prodotte. Chiaro che ai paladini del biologico questa suoni come una bestemmia. Non c'è da stupirsi d'altronde. Piuttosto è simpatico vedere come dal 2009, l'Europa ha alzato il limite di contaminazione ogm nei prodotti bio, passando dallo 0,1 % al 0,9 %. Risultato ? Fino al giorno prima prodotti con contaminazione superiore allo 0,1 % non erano bio, mentre dopo si. Simpatico no ? Peccato che il limite tecnico misurabile sia invece sempre dello 0,1%…Come spesso accade, la coerenza non è dono di tutti. | |||||
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| | #6 (permalink) | |||||
| Utente Tractorum.it
| Quote:
Tornare ad utilizzare specie pre-avvento concimi chimici, quei grani per intenderci che si coltivavano fino agli anni '50 più o meno? Provare a invertire la dinamica: agricoltura al traino dell' industria (in questo caso agroalimentare), ma spingere l'industria a rispondere alle esigenze dell'agricoltura, e, aggiungerei, del benessere della società civile, benessere chiaramente non inteso in palate di beni di consumo (alimentari e non)da ingurgitare ad ogni piè sospinto? Ma poi ha senso spingere al massimo le colture per ottenere "indici proteici graditi alle industrie" quando comunque in fase di lavorazione si utilizzano tutta una serie di additivi alimentari, che nel caso della panificazione e dei prodotti da forno in genere, servono ad esempio a facilitare la lavorazione degli impasti, ma non portano alcun vantaggio dal punto di vista della salubrità del prodotto, e non entro nel merito di quelli che invece sono gli svantaggi per la salute di noi che li mangiamo. Insomma la parte a sud del mondo comunque non gode dei nostri surplus produttivi, e non lo farà neanche dopo gli OGM, noi siamo sovralimentati e in più buttiamo al macero gran parte della nostra produzione, quindi credo che provare ad andare verso sistemi di produzione alternativi che vadano oltre le logiche finora perseguite sia come minimo qualcosa su cui riflettere. Inoltre ripeto il nostro paese è molto bello anche perchè molto vario, morfologicamente parlando, ma la sua peculiarità non mi sembra quella di essere vocato alle grande colture estensive, insomma a tutti noi piacciono i mezzi agricoli, ma per vedere cantieri di semina, concimazione, raccolta e via dicendo, di certe dimensioni,bisogna guardare su youtube video canadesi, australiani, americani, francesi, tedeschi, est-europei..... Forse sarebbe ora di prendere atto che oggi è l'italia intera a rappresentare un ruolo di nicchia nell'industria come nell'agricoltura, e che l'agricoltura biologica potrebbe essere una delle tante opportunità a cui guardare con un pò di interesse in più di quanto fatto finora. | |||||
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| | #7 (permalink) | |||||||
| Collaboratore
| Quote:
Quote:
Soddisfazione è stata ieri parlando con il caro Tumbena, produttore BIO, morale: non è vero, ma ci credo. E se questo fa contenti produttori e consumatori, davvero nulla da ridire. | |||||||
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| | #8 (permalink) |
| Socio Fondatore | Secondo me nel bio occorre fare una distinzione tra frutti-orticoltura e colture a pieno campo. Frutticoltura e orticoltura il bio si può fare seriamente in quanto i controlli sull'utilizzo dei fitofarmaci ci sono, sia prima che dopo la raccolta ecc, almeno sui diserbi e fungicidi, mentre sui concimi è già più difficile. Nelle colture di pieno campo le frodi sono troppo semplici, ci vuol poco a comprare un autotreno di nitrato ammonico in nero e darlo al grano, dopo 3 giorni è tutto sciolto, mi spiegate come fanno a scoprire che è stato dato tale concime? Oppure il gliphosate in presemina che dopo 20 giorni tale principio attivo viene degradato dal terreno, come fanno dopo 10 mesi a trovare i residui del principio attivo nelle cariossidi? E' giusto che chi fa grano bio serio fa 15-20 q.li/ha, mentre chi froda fa anche 40-50 q.li/ha e prende comunque il contributo per il biologico?
__________________ Tractorum Staff |
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| | #9 (permalink) | |||||
| Utente Tractorum.it
| Quote:
Curioso che quando si parla di comportamenti civilmente responsabili, e pratiche ad essi connessi, che vanno dalla raccolta differenziata dei rifiuti, alla scelta, ad esempio, di praticare agricoltura biologica, la reazione sia spesso scetticismo o rigido pragmatismo, del tipo: "da che mondo è mondo l'uomo va e deve andare avanti nel suo progresso, e peste mi colga semmai dovessi derogare a questo ordine naturale." ![]() Scherzi a parte i primi controllori dobbiamo essere noi stessi, e la nostra consapevolezza, ho già detto che per fare agricoltura biologica seriamente e trarne soddisfazione anche economicamente, bisogna essere motivati anche eticamente, detto questo la mia osservazione che ha stimolato commenti ironici, sull'utilizzo di varietà e specie diciamo"antiche" era ispirata oltre che da aspetti agronomici, anche da fattori legati al ruolo del nostro paese tra i produttori agricoli mondiali, che non mi sembra possa essere quello di fornitore di beni di largo consumo ne al proprio interno ne tantomeno da esportazione. Insomma che ci piaccia o no da noi produrre costa di più che in altri paesi e non parlo solo di economie emergenti, ma anche di paesi a noi contigui, guardiamo ad esempio il valore economico dei terreni agricoli in italia rispetto ad esempio alla francia, e poi guardiamo anche le potenzialità produttive che questi terreni hanno. Insomma di fronte alla capacità produttiva che in italia obbiettivamente è assai limitata,per la morfologia del territorio, non sarà meglio contrapporre produzioni di qualità, legate al territorio, tipicamente originali, anche come metodo di produzione???? Ho più speranza di piazzare con soddisfazione sul mercato quelle che tu chiami le vecchie e care varietà della nonna, oppure un cereale, piuttosto che un girasole o un qualsiasi altro prodotto coltivabile in qualsiasi altra parte del mondo? Tutto questo tralasciando che l'agricoltura biologica si fa essenzialmente per salvarguardare il nostro habitat e quindi la nostra salute, e quindi la nostra qualità della vita, anche se questo concetto sembra essere incomprensibile per la maggior parte delle persone, come se l'ambiente esterno sia altra cosa rispetto a quello interno delle nostre case che tanto diligentemente teniamo netto e lindo ![]() .bohComunque se qualcuno avesse voglia di parlare di agricoltura biologica in riferimento a questioni tecniche sarebbe molto piacevole oltre che molto istruttivo, per me almeno lo sarebbe sicuramente ![]() Ultima modifica di lucky : 22-10-11 a 18: 29. Motivo: grammatica | |||||
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| | #10 (permalink) | |||
| Utente Tractorum.it
| i vantaggi sono molteplici! il rispetto per l'ambiente è fondamentale ai nostri giorni e il biologico sta prendendo sempre più piede tra le azienda agricole e tra le richieste dei consumatori stessi. Diserbanti, i pesticidi e i fertilizzanti chimici sono lontani da ogni immaginazione nel biologico! Il cliente è tutelato grazie a mille controlli qualità e questo determina anche il guadagno della sua fiducia. Ultima modifica di MCT : 28-10-11 a 21: 05. Motivo: Per farsi pubblicità su questo forum ci sono i banner. | |||
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