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| | #1 (permalink) | ||||
| атаман
| “ Gente di Campagna ” Invito tutti gli amici a scrivere ed a condividere assieme in questo argomento racconti, fatti ed aneddoti inerenti a persone ( da noi conosciute, di nostra diretta memoria o vicende su di esse da noi raccolte dalla voce dei più anziani ), che hanno lasciato nella vita agreste dei nostri paesi vivo ricordo. Rammento che qualora gli episodi narrassero sì memorie e fatti di “ gente di campagna” ma su specifici e marcati accadimenti “tecnici” vi sono già in forum le destinate sezioni ( storie dei vecchi trattoristi, uso degli animali da lavoro etc.) e quindi i mirati lì andremo a scriverli. Qui inseriremo invece tutti quelli su eventi occorsi a queste persone ma su avvenimenti e loro comportamenti a carattere generale. | ||||
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| | #2 (permalink) | ||||
| атаман
| Marengo più...marengo meno... " Il Signorino" Voglio iniziare con una vicenda occorsa ormai un secolo fa. """Il Signorino"""" In queste mie zone quando una famiglia era proprietaria di più di 10 poderi era già considerata ricca. Questo uomo, scomparso nel secondo decennio del secolo scorso, e che cito sotto questo pseudonimo ( ma è lo stesso con il quale lo appellavano in maggioranza non solo i suoi coloni ma anche la gente dei contorni ed a dispetto dell’età, pur essendo “ signorino” sinonimo o di giovane possidente o di persona delicata egli pur godendo di ottima salute fu così chiamato sino alla sua dipartita ben avanti negli anni) .. “ E Signurein” era di antica , sempre doviziosa, famiglia. Tant’è che essa in parecchi modi di dire del circondario a distanza di tanto tempo ancora viene citata e presa a pietra di paragone a sinonimo di ricchezza. Come del resto in alcuni detti viene egli citato direttamente. Ora, se già ricchi erano chi di poderi ne avevano una decina, figurarsi quindi lui che di poderi ne aveva una quarantina e di buona se non ottima qualità e per la natura dei terreni e l’estensione oltre al palazzotto nel paese di campagna ove risiedeva solitamente e palazzo e stabili in una cittadina non lontana. Ed al tutto si aggiungeva consistente liquidità, frutto di oculata amministrazione. Non con questo che i mezzadri li torchiasse.. anzi; quando raramente una famiglia di coloni ( si hanno riscontri di famiglie che conducevano il medesimo fondo da secoli) lasciava uno dei suoi poderi si scatenava un vero e proprio concorso per subentrare nella conduzione. Come tutte le persone aveva i suoi pregi ed i suoi difetti ma sicuramente nei ricordi che ho raccolto presso anziani, figli e nipoti di suoi mezzadri, i primi erano in larghissima misura superiori ai secondi. E questi ultimi più che difetti erano visti come suoi “punti di vista”; questioni strettamente di principi suoi. Su alcune cose poteva sorvolare tranquillamente; su altre avrebbe dato immediatamente al venturo San Martino il commiato dal podere al conduttore ed alla sua famiglia. Ecco due tra gli obblighi su cui non transigeva proprio…. Assolutamente la Domenica prima di Natale, come da tradizione antica, ogni famiglia di coloni doveva mandare il capoccia od altro membro a portare al palazzo tante paia di capponi a seconda della vastità del fondo concesso ( facevano parte dei cosiddetti pendizj di remota istituzione); alla consegna seguiva sempre il tradizionale pranzo offerto, in sua presenza e partecipazione, dal proprietario . Va da parte poi che…nel ritornare a casa il colono si vedeva caricato di regali , olio, pasta confezionata od altri generi di valore di molto superiore a quello dei capponi….ma il rituale era stato rispettato. Pretendeva l’ osservanza delle Domeniche e Feste comandate; salvo ovviamente casi di malattia, era obbligo per la famiglia colonica frequentare le Funzioni e nel contempo in tali giorni, salvo il disbrigo corrente degli affari di cucina per le donne e dell’accudire gli animali per gli uomini….nessuna attività doveva venir svolta. La Festa doveva venir onorata. ....segue.... | ||||
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| | #3 (permalink) | ||||
| атаман
| In casi di assoluta necessità di lavoro ricadenti eccezionalmente nei giorni di festa ( semine , raccolti od altra opera che il tempo avrebbe ritardandole ostacolato) era obbligo inderogabile del mezzadro andare “a prender la dispensa” dal Parroco di competenza del paese nel quale era situato il podere; in difetto " con il Signorino" sarebbero stati guai grossi. Profondo conoscitore degli animali…nessuno, …nel circondario mai avrebbe potuto vantare bestiame, massimo quello da lavoro ( esigeva assidua cura della stalla e degli animali) migliore e più bello di quello in servizio nei suoi poderi. Quando nelle fiere capitavano paia di buoi fuori dall’ordinario…i mediatori e venditori sapevano già in che stalle sarebbero andati a finire. “ Marengo (pezzo da 20 Lire in oro, unità di conto base con la quale venivano indicati l’ ammontare finale di compravendite di buoi, poderi o cose di alto valore) più, marengo meno….X….non trema” era il suo motto. Non con questo che gettasse denari ma per orgoglio ( se lo poteva tranquillamente permettere) egli spendeva anche in più rispetto al prezzo corrente. Ma se la cifra era davvero sproporzionata lasciava cader la trattativa così il venditore si sarebbe dovuto riportare a casa gli animali o venderli sicuramente a meno di quanto gli era stato offerto. Non avrebbe sicuramente trovato compratore più munifico. In merito alle lire in più per il miglior bestiame, essendo coinvolto a metà anche il colono, la sua prassi era questa: se il prezzo medio in fiera di un buon paio di buoi era di 1000 e lui ne spendeva 1100 per assicurarsi il top, la somma superiore non sarebbe stata ripartita a metà; il colono avrebbe sempre avuto carico di 500 mentre lui ne avrebbe sborsati 600, fermo restando comunque che la proprietà degli animali anche in caso di futura vendita ( e relativo incasso) rimaneva perfettamente al 50%. Anche nel caso che “l’autoparco ante litteram” fosse al momento al completo, se gli cadeva l’occhio su un paio di capi l’acquisto era assicurato e gli animali venivano da lui direttamente comprati e “parcheggiati” in una stalla direttamente sotto sua competenza e mandata avanti da famigli spesati. Poi con calma avrebbe scelto a tempo e modo il paio di buoi che meno ai suoi occhi ben figuravano nelle sue proprietà e dato mandato alla vendita di questi per sostituirli con i nuovi arrivati. Ho dovuto fare questo lungo e noioso preambolo per cercare, almeno nelle mie intenzioni, di far ben inquadrare il carattere di questo signore. Ora, tra i tanti aneddoti, assolutamente reali, sulle sue gesta, vado a riportare una di quelle più famose. ....segue.... | ||||
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| | #4 (permalink) | ||||
| атаман
| All’inizio del 900 già le prime trebbiatrici azionate da locomobili avevano iniziato ad operare pure da queste parti. Spesso le zone ove operare tra i proprietari dei “vapori” ( fossero le macchine di leghe, cooperative o di privati) si tentava di suddividerle precedentemente onde non creare concorrenze soverchie. Nella zona in questione era molto gradito se a seguire tutto il complesso fossero stati solamente il macchinista , il pagliarolo ( l’imboccatore) e pochi altri addetti; in questa maniera i coloni/coltivatori diretti locali avrebbero potuto dare una mano nelle operazioni di trebbiatura ed avere così, fornendo la loro opera manuale , notevole sconto a lavorazione eseguita. E pure i braccianti del paese attendevano questo evento per rimediare od in moneta od in natura un qualche profitto. Se invece con la macchina arrivava pure al seguito “la squadra” foresta che assicurava il completo funzionamento di tutto l’apparato senza quindi bisogno di braccia paesane erano mugugni generalizzati in quanto ovviamente sconti o ricavi non erano possibili per i locali. Tanto denaro da spendere per quintale di trebbiato e stop per i proprietari del frumento, nessuna possibilità di lavoro per i braccianti locali. E così fu quell’anno; Arrivò a tempo un procacciatore, non pratico della zona, spargendo la voce che il tal giorno sarebbe arrivata la trebbiatrice…..ed annessa squadra; all’inizio per le piccole quantità avrebbero installato la macchina in una vasta area comunale ove tutti coloro che non avevano notevoli quantità di grano da trebbiare se volevano avrebbero dovuto lì conferirlo; ci fossero poi state grosse aie si sarebbe visto in seguito. Arrivata poi la trebbiatrice, alloggiata alla meno peggio la squadra iniziarono, piccola bica a volta conferita in sito dai piccoli coltivatori, a trebbiare. Ma per i motivi detti sopra…i rapporti verbali tra i paesani e gli addetti alla trebbia si limitavano allo stretto indispensabile. Già il primo pomeriggio di lavoro arrivò sull’aia , condotto da un ragazzetto, un calesse con un anziano signore. Scese , osservò per un poco il procedere delle attività poi fece cenno ad un addetto e gli chiese con chi poteva parlare in merito alla trebbiatrice. Questi gli mandò il responsabile…ed iniziò un breve colloquio… -Buongiorno…vorrei sapere quanto prendete al qle. di trebbiato. Dipende dalla comodità dei luoghi e dalla quantità…se devo spostar la macchina o meno. -La macchina va spostata sicuro Quanto grano avete? -Abbastanza. Mentre si svolgeva questo dialogo un bracciante che gironzolava nei pressi ( burlone di natura ma sopratutto con il dente avvelenato dalla faccenda della squadra che gli aveva cavato pane) udite le prime battute…..si mise dietro alle spalle dell’anziano ed iniziò velatamente a gesticolare con cenni di diniego della testa e facendo ruotare l’indice all’altezza della tempia. Il capomacchina , vista tutta quella pantomima…si scusò un attimo con l’anziano e tirato da parte il bracciante gli chiese: Cosa son state tutte quelle mosse? Avete qualcosa da dirmi? -Lasciate perdere, fu la risposta…è un povero matto che avrà si e no 30 qli di grano e poi guardate ( ed indicò, erano nel fondovalle, una sorta di altipiano che si elevava sopra di loro ) dove dovreste andare. Ma sicuro? A giudicare dal cavallo, calesse e vestiti non mi pare uno scalzo… - Fate come volete; anche se ci andate poi vi tocca farvi pagare in grano che ormai è in bolletta sparata…aveva qualche poderaccio ma se li è mangiati ormai tutti per far il gran signore. Grazie di avermi avvisato…ora sentirò meglio. Tornato dall’ anziano il responsabile chiese: Ma dove avete il grano? -Lassù…. rispose il vecchio indicando con la testa le colline. Ma insomma, quanto sarà? -Laconica risposta secca del signorino; nuovamente disse: Abbastanza. .....segue... Ultima modifica di Junker : 21-02-09 a 11: 02. | ||||
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| | #5 (permalink) | ||||
| атаман
| La conferma dei siti e la laconica risposta convinsero il capoccia della realtà delle parole udite dal bracciante e gli fece immediatamente sposar la tesi che chi aveva davanti era solo un emerito seccatore con manie di grandezza ….ma egli non poteva davvero sapere che su quell’ altipiano, del resto scarsamente visibile dal fondovalle in cui si trovavano, minimo si estendevano 30 fertilissimi poderi di proprietà del seccatore medesimo ed avrebbe trebbiato più lì che nel resto di tutto il territorio….e quindi così rispose : Signor mio, Voi non potete nemmeno lontanamente immaginare quanto costi un attrezzatura come la nostra e per trascinarla lassù minimo ci voglion 6 paia di bestie altrimenti c’è il rischio di buttare tutto in un fosso; no, non sposto davvero la macchina; se dite di aver del grano fatelo portare qui. Il vecchio non disse verbo; rimontò sul calesse e diede cenno al ragazzo di partire. Ormai alla soglia dei 70 anni quella era stata sicuro l’oltraggio più grosso che “ il signorino” avesse mai subito in vita sua. Tre giorni dopo, già dalle prime luci, il capomacchina ed i componenti della squadra ancor prima di iniziare a trebbiare notavano che dai viottoli che scendevano dai crinali venivano giù coppie di bovini. Il loro pensiero fu ovvio; ci sarà nei dintorni qualche fiera. Poi si chiesero se la fiera si sarebbe svolta nella stessa area pubblica nella quale trebbiavano; difatti, dopo che fu arrivata per prima al cappio una splendida coppia di buoi maremmani aggiogata ne arrivavano in successione altre; i bovari le facevan abbeverare e facendo spallucce alle domande a loro rivolte si mettevano con le loro bestie in un lato del prato in attesa e confabulando tra di loro. Tempo nemmeno un par d’ore ed ai due lati della corte erano allineate più di 20 coppie di buoi ed una 10na di paia di vacche da lavoro. Ed infine arrivò il calesse con il solito equipaggio; salutato dai suoi coloni il vecchio scese e si avvio verso lo sbalordito capomacchina. Indicando con un cenno il bestiame disse: -Bastavan queste a tirare su il vostro macinino? Volendo ne potevo far arrivare il doppio. L’altro…completamente sbalordito, l’equazione tra il bestiame presente e l’estensione dei poderi gli balenò immediatamente in testa….si profuse in mille scuse tentando di comporre la faccenda : guardi, c’è stato un equivoco…vede, oggi pomeriggio qui finiamo, ne lasci solamente pochi paia che agganciamo e stasera siamo da Lei. - No, disse il vecchio, della vostra macchina non ho bisogno. Quindi si rivolse ai suoi: burdel (ragazzi)…con 12 paia andate a S.……. alla stazione; gli altri tornino a casa. Ma come, fece l’altro…dovrà pur trebbiare…è stato un malinteso…le faremo un ottimo prezzo…. Il “signorino” allungandogli un foglio disse…devo trebbiare sì. Era un telegramma del giorno precedente proveniente da Verona; il capoccia lesse: Signor X; come da V/s disposizione e per V/s ordine e conto provveduto ad acquistare locomobile media e locomobile pesante , trebbiatrice cereali media e grande, trebbiatrice sementi , pressapaglia ed altra inerente attrezzatura; il tutto già caricato su carri ferroviari. Giungerà pure a seguito meccanico specializzato della costruttrice. Arrivo del macchinario domani alla stazione di S…..; Voglia predisporre quindi per il ritiro. Saluti… Mentre già i buoi muovevano verso le diverse destinazioni il vecchio “ signorino” sfilò dalle mani dell’allibito interlocutore il telegramma e gli disse, avviandosi verso il calesse: non so se avremo più occasione di incontrarci ma se sì.. si ricordi sempre che, marengo più, marengo meno, il sottoscritto non trema! | ||||
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