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| атаман
| Ieri ed oggi, gli animali da lavoro in agricoltura. Si nota spesso su libri, televisione ed anche su vari articoli inseriti in internet, un notevole interesse per questo argomento, che agli occhi di tanti pare chissà quale lontana realtà. Ma invece, e fatto salvo ancora l’uso comune in paesi in via di sviluppo, anche per le Nazioni con elevatissimo livello di meccanizzazione, se proprio storia di ieri non è…nemmeno è vicenda remotissima. Sarebbe interessante che ognuno di noi esponesse qui ricordi, o propri od intesi, ed anche eventuali attualità in merito a questo “mondo”. Nei miei ricordi ho ben nitida la visione di un paio di maremmane intente all’aratura di piccoli appezzamenti od aggiogate al biroccio . Fatto questo nelle mie zone ( Alto Montefeltro) possibile a vedersi ancora , seppur in rapidissimo declino, sino a metà degli anni 70. Ma “ i principi “ della trazione, i buoi, al lavoro non ricordo di averne mai visti. Questo ovviamente perché negli ultimi tempi, con l’avvento sempre più comune dei trattori, essi furono i primi a venir “dismessi” e coloro che tenevano ancora qualche capo da lavoro preferivano avere una coppia di vacche in quanto si univa al lavoro anche l’utile, seppur non notevole , del latte e dei vitelli. Comunque, da quanto ho appreso dagli anziani, anche nel lontano passato i buoi non erano presenti in tutte le stalle. La tipologia di appoderamento del mio paese era sostanzialmente divisa in due forme; il piccolo/medio coltivatore diretto che lavorava su fondi di sua proprietà od il mezzadro che conduceva il podere del proprietario, figura quest’ultima che poteva essere titolare dal singolo alle poche unità sino alle decine di possedimenti. Ed a specificare l’estensione dei fondi nel gergo potevano essere oltre che indicati semplicemente quali piccoli o grandi anche con altre due indicazioni nel caso l’estensione fosse buona; o valutati secondo la quantità di frumento annuo mediamente prodotto “”è un podere da 100qli” o con la frase “ è un podere da buoi “ | ||||
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| | #2 (permalink) | ||||
| атаман
| Comunque, identiche erano le cure, attenzioni e tradizioni applicate che venivano impiegate a riguardo e cura di questi animali; fossero esse la vecchia coppia di vacche di un piccolo podere od i possenti plurimi paia di buoi della vasta possessione. Nell’ultimo caso ovviamente maggiori erano anche gli addetti alla conduzione del fondo. Se nelle piccole realtà spesso era un unico uomo che svolgeva tutti i lavori, assolutamente no nelle grandi. Pur se di unica , numerosa famiglia, classico esempio i fratelli, uno di essi ( nel nostro vernacolo designato quale “ e bjoic, “ il biolco ) era esclusivamente addetto alla cura degli animali ed al loro impiego mentre altri svolgevano i rimanenti lavori. Ovviamente non che mancasse interscambio di aiuto tra le parti nelle varie lavorazioni agricole ma difficilmente il bovaro avrebbe mai consigliato il fratello a procedere in determinato modo durante ad esempio la vinificazione o potature e di converso questi non gli avrebbe mai davvero consigliato alcunché ( fatti salvi i risvolti prettamente economici in occasione di acquisizioni o cessioni) in aderenza al bestiame. E nemmeno ingerenze alcune vi erano nella designazione delle…future leve. Il novello bovaro non veniva eletto esclusivamente in quanto figlio d’arte ma , tra i vari rampolli della casata sempre veniva scelto quello che ad attento esame dimostrava fin dalla fanciullezza “più occhio“ passione ed attitudine al governo dell’armento. Elementi questi che davvero erano di massima importanza. Non solo le nozioni che potevano venir comunque da tutti apprese erano indispensabili; parimenti necessaria era proprio la predisposizione naturale e l’occhio clinico verso ciò che era il motore trainante di tutta l’azienda agricola. Saper dosare l’alimento in base alla necessità dei più o meno soverchi sforzi a seconda dei quali durante l’annata agraria gli animali erano fatti carico, riconoscere il momento nel quale la pausa lavoro non era dovuta ma anche anzitempo necessaria, attenzione alle ferrature ( pure i bovini da lavoro richiedevano, tramite l’apposizione delle apposite pianelle, l’opera del maniscalco) riconoscere se comportamenti fisiologici erano comuni od invece avvertimento di possibili complicanze, agilità e prontezza nello sganciare l’aratro in caso di taglio di sotterranei vespai che avrebbero indotto a fuga precipitosa le bestie, frizionare queste se bagnate per improvviso piovasco dato che, accaldate dal lavoro sarebbero potute incorrere nella “ripresa” cutanea e cento e mille altri accorgimenti. Ogni varia corografia delle possessioni faceva ricader la scelta degli animali da lavoro nelle specifiche razze e/o ibridi tra esse. Nei poderi di pianura nelle mie zone erano presenti le Romagnole o Marchigiane ma non appena il suolo si faceva più impervio od ostico ecco sempre l’immutabile presenza delle spartane Maremmane. Vero pure che il mio paese è situato all’estremo lembo della regione ove da immemorabile tempo i buoi aratori erano immancabilmente da tutti i bovari designati e chiamati per la manovra “ Ro (rubius-rosso) e Bunì (bianco)“, rimembranza lontanissima, come cita il Pascoli, di quanto in epoca tardo imperiale al bue di destra ( Italico di manto rosso) si iniziò ad aggiogare a sinistra il bianco di ceppo barbarico od altri autori che citano a bunì piuttosto desinenza "bonellus" quindi fulvo ma comunque si può praticamente dire che da tempo razze da lavoro a manto rosso o fulvo qui da tempo erano scomparse. Ultima modifica di Junker : 20-12-08 a 19: 12. | ||||
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| | #3 (permalink) | ||||
| атаман
| Una stalla di buona importanza per un podere medio/grande era comunemente così composta: Un paio di buoi Uno/due paia di vacche da lavoro Una cosiddetta “vacca del cantone” ( in quanto praticamente, alloggiata in una posta d’angolo usciva solamente per l’abbeverata e mai per lavoro) chiamata anche “ vacca mongana”. Quest’ultima era comunque appannaggio di stalle “abbienti” in quanto essa era scelta tra le razze da latte e deputata a tal uso; la sua presenza quindi denotava la feracità della possessione e la relativa disponibilità di biade e foraggi. In sua assenza al poco latte fornito dalle vacche da lavoro si univa solamente quello ovino e caprino. Usanze: Non vi era stalla , dalla più misera alla più florida che, unitamente a residui segnacoli pagani ( fiore di cardo inchiodato alla porta, nappe rosse anti iattura da applicare alle corna dei bovini etc. ) non portasse comunque nel posto più in vista la immagine di Sant’Antonio Abate. Obbligo inderogabile di chi si recava a far visita in altrui stalla , se pure lui agricoltore e/o comunque svolgente attività attinente in qualsivoglia maniera agli armenti era, nell’entrare ed ammirare gli animali, presentarsi al proprietario con la frase di rito: Belle bestie, Sant’Antonio ve le riguardi. E tal frase era ben gradita anche da bocca appartenente ad altre categorie di persone che per attività o ceto non fossero comunque tenuti a pronunciarla. Questo comportamento, qualcuno lo definirà superstizione, altri fede, era comunque ben motivato dal fatto, come detto, che il cuore della azienda risiedeva appunto nella stalla quindi….ogni accorgimento non era mai troppo. Sono spesso ricordati pure negli aneddoti casi di bovari, di non proprio stretta osservanza Religiosa, i quali, pur saltando tranquillamente a piedi pari, Santo Natale e Pasqua compresi, le funzioni Ecclesiastiche e “delegando” agli altri componenti della famiglia l’osservanza delle medesime, mai e poi mai, a costo di dover farsi a badile chilometri di sentiero nella neve, avrebbero rinunciato alla funzione del 17 Gennaio in onore di Sant’Antonio. Funzione che, in caso di buon tempo invece richiamava oltre che il mattutino Asperges del Sacerdote nelle stalle anche la parata in attesa della Benedizione dei capi di bestiame , meticolosamente puliti ed agghindati, nei sagrati delle Chiese. E tutti i proprietari con la mano tenuta alta nel mantenere il cappio facendo così alzare la testa dei bovini, come nelle fiere campionarie, onde mostrare ai colleghi ed agli astanti l’imponenza dei loro buoi. Esaminando nel particolare questi ultimi raramente si ha, salvo casi di grosse realtà, che essi fossero prodotto diretto della stalla di appartenenza. Con le debite eccezioni non era molto comune il fatto che si allevassero due vitelli, si procedesse alla doma e , per mano del “castrino” si spegnessero le “ naturali velleità” degli animali. Era molto più facile che le vacche da lavoro fossero nate nella stalla del podere ove operavano mentre per i buoi era più comune accadimento sia la vendita che l’acquisizione nelle fiere. Alcune anzi, per il particolare mese in cui si svolgevano ( a volte si cedevano gli animali finiti i lavori pesanti e si ricomperavano l’anno successivo onde non aver aggravio del mantenimento durante i mesi invernali), erano ancor maggiormente indicate quali più specifiche alla compravendita di bovini da lavoro. Ed in queste fiere, sotto l’occhio dei deputati o delegati della Fiera, sensali, garanti e curiosi si svolgevano le contrattazioni. Ultima modifica di Junker : 20-12-08 a 18: 34. | ||||
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| | #4 (permalink) | ||||
| атаман
| Esaminando i comparenti abbiamo i deputati o delegati che erano figure istituzionali i quali venivano incaricati per la loro esperienza a far si che nello svolgersi della manifestazione non accadessero fatti non conformi a quanto stabilito dagli usi vigenti; i sensali che ( muniti di patente) cercavano di accordare le parti contraenti ed i garanti invece erano persone di solida retta fama e altrettanto solido patrimonio i quali, ove non immediatamente saldato il negozio, con la loro parola assicuravano la solvibilità del debitore ( in caso negativo da parte di quest’ultimo avrebbero fatto fronte essi all’intero importo). Scrivendo dei deputati ho scritto pure di usi. E difatti, e massimo sulle transazioni inerenti ai bovini da lavoro ( ma anche per altri animali) vari erano usi e costumi da osservare ; qualora vi fosse vizio occulto essi venivano applicati ed automaticamente la compravendita veniva annullata. Vediamo nei particolari come si sarebbe svolto un acquisto secondo i vecchi costumi delle mie zone: Alla fiera X di un Lunedì…dopo che il sensale a forza di inseguire il possibile acquirente che dopo cento esami sviliva gli animali ed il venditore che ne decantava i pregi era riuscito finalmente a far , stabilito il prezzo di un paio di buoi, stringere la mano ai contraenti ( in caso essi non si conoscevano di persona ci si sarebbe avvalso di un garante) si concludeva l'affare . Esaurita questa fase e concordato definitivamente il valore, a questo punto scattava una sorta di “garanzia” ante litteram , e cioè l’applicazione dell’ordinamento dei vizi redibitori od in gergo il “rapporto”. Essa valeva per lo scioglimento del contratto e che doveva comunque immancabilmente essere denunciato dal compratore entro e non oltre lo scoccare del mezzogiorno dell’ 8° giorno dalla stipula. Ecco a sommi capi ciò che era garantito iniziando da quelli assolutamente invalidanti : Sanità Lavoro/Giogo Cozzo E cioè, il compratore, portati a casa i buoi poteva farli visitare per appurare non avessero malattie occulte, verificare se essi lavoravano senza problemi ed all’aratro ed al carro e non tentassero di incornare le persone. Poi vi erano tantissimi altri particolari sui quali sempre era possibile fare il rapporto e che potevano portare sempre allo scioglimento definitivo od invece se provocato da comportamento dei buoi non gravissimo o non palesemente cognito anche dal venditore poteva volgere in una sua proposta di ribasso ulteriore del prezzo; ribasso che se accettato dal compratore scioglieva il rapporto se altri fattori non erano stati constatati e chiudeva definitivamente la vertenza. Tanto per fare un esempio di quello che poteva essere un difetto non cognito vado ad illustrare un fatto accaduto; vennero contrattati un paio di giovani buoi provenienti da un allevamento su vasta scala in pianura e dove non vi era presenza di famiglie residenti ma solo braccianti ed operai. I primi giorni questi si comportarono benissimo ma quando videro i figli del conduttore vestiti in nero con il grembiule scolastico iniziarono a dar ombra ed a tentar di scrollare il giogo. Appurato il fatto reale che essi mai avevano visto bimbi così vestiti il venditore propose ribasso ulteriore che venne accettato. Unitamente alle garanzie date dal rapporto l'acquirente poteva anche tentare su piccoli difetti (non contemplati tra i redibitori e quindi non invalidanti del contratto), di farsi concedere sconto sul pattuito prezzo del bestiame; queste si chiamavano " le mangerie". A fronte degli obblighi del venditore , di converso il compratore doveva solamente attenersi a due cose; una volta denunciato il rapporto egli non poteva far uscire gli animali dalla stalla se non per l’abbeverata e mantenerli con dovuta cura fino al momento della riconsegna. In difetto, in caso di visita improvvisa del veterinario per accertamenti, testimoni del venditore o terzi che comunque avessero trovato le bestie al lavoro e dichiarato il fatto, decadevano tutti i diritti redibitori. Ultima modifica di Junker : 22-12-08 a 11: 01. | ||||
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| | #5 (permalink) | |||
| FONDATORE
| Anche qui la forza meccanica si sostituì con grande velocità al lavoro animale, forse anche molto prima di altre località italiane. Va però detto che "uno zoccolo duro" di utilizzatori rimase, specie per lavori marginali. Uno di questi fu mio nonno, classe 94 (1800), grande Utilizzatore di equini da soma, in particolare asini ma anche muli e qualche cavallo. Ancora oggi, qualche residente del mio paese, lo ricorda come "il vecchietto che andava in giro con l'asinello". Eccolo qua, in lavoro di sarchiatura su mais ![]() Il "pifferino" al manubrio (assieme al genitore) sono io. | |||
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| | #6 (permalink) | |||
| FONDATORE
| Non sarò sicuramente esaustivo come Junker, comunque vado a riportare cio' che ricordo dei vari racconti. Parliamo del secolo scorso, dalla seconda guerra in poi. Anzitutto, i buoi erano peculiarità dei mezzadri (quelli che disponevano di una discreta estensione terriera), per i piccoli agricoltori (ossia la quasi totalità delle famiglie della campagna) c'era l'asino. Chi poteva aveva eventualmente mulo o cavallo. Vi era una legge, nella mezzadria, che non permetteva di utilizzare gli asini per il lavoro nei campi; questi ultimi potevano essere utilizzati solo dagli agricoltori diretti. Non so dire i motivi, comunque qui funzionava cosi. I buoi si sostituivano sovente con una coppia di vacche; queste davano il latte (poco in verità, erano talmente scarne che faceva quasi pena mungerle) e poi di giorno pemettevano di svolgere i lavori in campagna. Molti agricoltori, per "sentirsi importanti", definivano buoi la coppia di vacche preposta ai lavori in campagna. C'è un aneddoto; nel finire della seconda guerra mondiale, pare che da un convoglio americano sia rimasto isolato un camion che, non conoscendo le strade (che ricordo non erano le provinciali che abbiamo ora) è finito con le ruote anteriori in fosso, non riuscendo piu ad uscirne. Soldati scesi a spingere, ma niente. Alla scena assistevano un contadino e il suo figliolo. Ad un certo punto, il capomacchina americano si avvicina all'agricoltore borbottandogli qualcosa di incomprensibile (.....per forza, parlava esclusivamente la sua madrelingua....) . Il figliolo guardò il padre con occhi sgranati (aveva appena sentito parlare una lingua a lui sconosciuta, tanto che evidentemente gli parevano uomini di un altro pianeta; oltretutto le divise e gli equipaggiamenti militari americani avevano un qualcosa di incredibile per un bambino, e non solo, dell'epoca), ma il contadino non mostrò alcuna apparente emozione. Si tolse la pagliuzza che stava tenendo in bocca con totale indifferenza, volse lo sguardo al suo figliolo e gli disse: "boccia, va tòre i bò" (piccolo, vai a prendere i buoi). Il capomacchina non capiva l'italiano, ma visto che rimase in attesa evidentemente capì che stava per arrivare "aiuto". Il contadino sarà stato pure ignorante, ma evidentemente aveva un orgoglio tale che volle definire (davanti ad un soldato straniero che di sicuro non seppe cogliere queste sfumature linguistiche) buoi quella che in realtà era una coppia di vacche. Per l'appunto, la forza motrice della sua famiglia. Avrà pensato che il bue poteva dargli prestigio agli occhi di questi 'mericani..... Tanto che vuoi che ne sappiano loro.... mica saranno in grado di distinguere una vacca da un bue? ... Poco dopo arrivò il ragazzino con le vacche; una volta legate al camion con un po' di muggiti e due sferzate al posteriore tolsero di impiccio gli americani, che per ringraziamento pare abbiano lasciato al ragazzino cioccolata e altre cose, tutta roba perfettamente sconosciute dai poveri contadini veneti. Il contadino ebbe soddisfazione per un bel pò: sai raccontare,alla bettola del paese, che "i suoi buoi" avevano salvato i soldati americani? _____________________________________ Abbandonando l'aneddoto e tornando a noi: buoi peculiarità della mezzadrìa, equini in genere peculiarità del piccolo contadino. L'asino, in particolare, era uno strumento insostituibile: animale molto rustico ed economico (mangiava di tutto senza tante storie), robusto e molto "duttile": adatto sia all'impiego in campo, con lavorazioni del terreno, sia al trasporto "leggero". Va ricordato che l'asino con il carretto era l'unico sistema di trasporto (oltre alle poche biciclette, naturalmente) per le povere famiglie contadine. A fine carriera, inoltre, forniva ottima carne da fare in umido e in altri modi. Mio nonno, come gia visto, ne utilizzò uno fino ai primi anni 80. In particolare un esemplare, lo comprò da una famiglia subentrata in un azienda in mezzadrìa, che per la legge menzionata dovette poi vendere. Fu un animale molto longevo, mio nonno lo tenne con sè per 25 anni. Poi, vecchio e stanco, fu ceduto agli organizzatori della festa de l'unità, lascio immaginare per farne cosa. I miei familiari ricordano che, fin ai primi anni 80, mio nonno era solito portare l'asino a pascolare i cigli ed i fossati della nostra strada; questa non aveva certamente il traffico attuale, ma si trattava comunque già allora di una importante provinciale. Mentalità di vecchio contadino, l'erba del vicino (ed evidentemente anche quella del demanio) è sempre piu verde. Negli anni della guerra mio nonno, col suo asinello e il carretto, andava al mare con le damigiane da riempire di acqua salata. Mi dicono che, per l'occasione, a volte usava il cavallo (sempre di famiglia), in quanto ovviamente più veloce. Una volta a casa, facendo bollire l'acqua si sarebbe poi ricavato dell'ottimo sale da usare in famiglia e anche come merce di scambio (ricordo che all'epoca il sale valeva ben di piu dei soldi). Era una bella sgambata, ora come ora sono 40 km da casa nostra, ma all'epoca di certo non vi erano le strade di adesso. So che stava via piu di un giorno per fare andata e ritorno. (continua) Ultima modifica di Filippo B : 27-12-08 a 19: 36. | |||
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| | #7 (permalink) | ||||
| Utente Tractorum.it
| ciao a tutti da me gli animali per uso agricolo sono scomparsi... ma non è scomparse le stalle che ansi si sono ingrandite... riguardo agli animali in lavori agricoli... bhe,.. svolgevano un bel lavoro.. da quello che sento in giro 2 vacche marchigiane tiravano un aratro con un vomere ma riversibile sotto qualche ventina di centimetri... bhe insomma se non ci fossero gli animali ... molta fatica sarebbe stata fatta ... | ||||
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| | #8 (permalink) | ||||
| атаман
| Rovistando un pochetto in vari patti di mezzadria ho trovato che anche da noi, come scrive Filippo ( e pure antecedentemente all'unità d'Italia , quando essi poi furono redatti da unico Governo ) tra tutte le clausole varie, pendizj e quanto altro,l'asino era proibito al mezzadro o concesso l'averlo a discrezione del proprietario del fondo. Idem per il cavallo o mulo. Chissà, probabilmente vi era il timore che con questi animali, oltre a consumar biade di comune spettanza, il mezzadro svolgesse lavori e piccoli servizi extra colonia e quindi distogliesse forza lavorativa al fondo. Di certo mi hanno raccontato che a metà del secolo scorso vi fu una diatriba che stava per portare al commiato, tamponata poi da interposte persone, in quanto senza chiedere assenso ( e molto probabilmente senza conteggiarne il guadagno alla parte domenicale ) un colono svolse lavori di trasporto con i buoi. Diversi invece erano i patti, presi di comune accordo tra ambe le parti proprietarie ed il rappresentante del pubblico servizio, per le prestazioni all'amministrazione competente del traino dello spartineve eseguito con molteplici paia di buoi. | ||||
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| | #9 (permalink) | |||||
| Utente Tractorum.it
| Quote:
quindi se ho capito bene il cavallo e il mulo erano proibiti per i lavori agricoli ( arare , strippare )??? ![]() | |||||
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| | #10 (permalink) | |||||
| атаман
| Quote:
Era proibito tenerne (salvo diverso patto) nei poderi condotti a mezzadria ed era fatto consolidato esclusivamente per le zone nelle quali la consuetudine normale, spesso poi legata alle zone ed alla corografia del territorio, deputava ai lavori di tiro il bestiame bovino. Era il contratto nei suoi particolari, comunemente denominato "patto", tra proprietario e mezzadro che venendo sottoscritto all'entrata nel fondo di quest'ultimo stabiliva il tutto. Volendo, un proprietario poteva concedere al colono di tenerne, pur in presenza di buoi aratori, anche 3 di asini. Tornando ai buoi, in questa stima di stalla del 1819 si denota chiaramente, rapportando il prezzo al diverso altro bestiame, quanto notevole era il loro prezzo e tra l'altro, pur se qui non specificato, era quasi sicuramente relativo ad una coppia in fine carriera o quantomeno con qualche difetto dato che veniva stimata pari ad una coppia di "manzi da lavoro", quindi a bovini non ancora aventi raggiunto il massimo valore. ![]() ( i prezzi che vedete sono espressi in Scudi Pontifici; 1 scudo equivaleva a 10 Paoli ed un Paolo a 10 Bajocchi; 1 Bajocco 5 quattrini. All'incirca al tempo di questa stima 3 libbre di pane comune, qualcosa di più di un attuale chilogrammo, costava 6 bajocchi ma i prezzi non avevano lo stesso corso e rapporto odierno in quanto il vino ad esempio costava 1 bajocco per misura di poco inferiore al litro) Ultima modifica di Junker : 29-12-08 a 17: 01. | |||||
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