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Vecchio 21-10-08, 22: 55   #1 (permalink)
MCT
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Storie di trattoristi (utilizzatori riparatori e venditori)

Parliamo sempre di vecchie macchine, attrezzi e pezzi di ferro, ma di quelli cristi che ci passano la vita sopra mai una parola, eppure sono loro che li hanno consumati nel tempo, perchè per vedere un mezzo lavorare ci vuole un trattorista che lo sappia guidare e allora mi sembra giusto dedicare spazio agli occupanti del seggiolino, sopratutto di quelli di un tempo veri pionieri della meccnizzazione, oppure dei meccanici che con un paio di pinze ed una matassina di fildiferro li facevano ripartire, per finire poi con i sensali o venditori, che alla faccia delle tecniche di vendita odierna facevano i contratti seduti a tavolino con un bottiglia di vino (come d'altronde fecero Ferguson e Ford durante la loro trattativa più famosa) o dentro una cantina dove a rimanerci chiusi una settimana invece di morire di fame saresti ingrassato qualche chilo, vista la roba che c'era appesa.
Chi erano questi?
Trovateli fategli raccontare o raccontate le loro storie, senza fare dei messaggi come nelle normali discussioni, preparatevi dei veri e propri racconti di vita magari usando word, poi una volta pronti li posterete in un unico post, un post per illustrare la carriera di un trattorista dagli inizi, perchè qui non si tratta di discutere un argomento ma di raccontare la storia e questa è importante quanto quella dei trattori, ma forse di più.

Buon racconto.
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CHE MAKINA…
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Vecchio 12-12-08, 13: 47   #2 (permalink)
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Un up per questa bellissima discussione, spero che riportandola in alto, qualcuno colga l'occasione per scrivere qualcosa.
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Vecchio 19-01-09, 22: 10   #3 (permalink)
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La storia di Don Gennaro

Navigando nel Forum, ho scoperto questo argomento, sperando di non andare OT, vorrei raccontarvi, attraverso i miei ricordi di bambino, una storia vera di qualche decennio fa riguardante un terzista della mia zona, "Don Gennaro".
Nei primi anni sessanta (epoca della mia infanzia), nella zona dove la mia famiglia svolgeva l'attività agricola (provincia nord di napoli), c'era un terzista che si occupava di tutti quei lavori fuori della portata dei poveri mezzi di allora (cavalli, buoi e qualche trattore di modeste capacità)
Il suo nome era, manco a dirlo, don Gennaro (ometto il cognome per ovvi motivi di privacy).
Non era un prete ma il "don" gli era stato affibiato presumibilmente per la sua personalità alquanto singolare e soprattutto per ciò che lui e la potenza dei suoi mezzi rappresentava a quell'epoca. Interessante era soprattutto il periodo della trebbiatura del grano che durava più di un mese in quanto questo signore depositava la trebbia nell'aia della nostra cascina e poi tutto il circondario veniva a trebbiare il grano presso questo luogo che aveva un aia enorme dove si allestiva un vero e proprio cantiere.
Durante il mese di giugno appena le condizioni meteorologiche lo consentivano cominciava la mietitura. Quello era il momento in cui veniva chiamato don Gennaro, che abitava a circa 15-20 km dalla cascina.
Don Gennaro partiva da casa sua, con l'attrezzatura, appena era giorno ed arrivava in cascina nella tarda mattinata dove trovava ad attenderlo una decina di persone per l'allestimento del cantiere. Per percorrere quella ventina di km di strada provinciale impiegava circa tre ore.
Nei miei ricordi di bambino c'è ancora il rumore del suo OM45 quando girava sull'ultimo incrocio, che nella quiete di allora si sentiva anche se a quasi due km dalla cascina.
Quell'autentico treno che portava dietro (ora sarebbe un trasporto eccezionale) era così composto.
Davanti c'era il trattore, un OM45 fiammante, sempre lucido e pulito, maestoso, con i ramponi di ferro sulle ruote (in altri periodi dell'anno si occupava di aratura pesante), al trattore era agganciata una trebbia arancione enorme (sentivo parlare di trebbia da 120 ma non so esattamente cosa possa significare), era lunga almeno 12 o 13 metri.
Dietro la trebbia era agganciato un grosso rimorchio a 4 ruote con le sponde in legno carico di tutti gli accessori, vi erano cinghie per la trebbia di varie misure barattoli di grasso e di olio, fusti di gasolio, attrezzi meccanici ed una bicicletta che usava per gli spostamenti.
Dietro al rimorchio era attaccata la pressa (imballatrice) a due ruote che chiudeva questa sorta di road train. Il tutto doveva essere lungo almeno una trentina di metri; tale lunghezza non consentiva l'ingresso diretto nel viale della cascina per cui, arrivato a destinazione, sulla strada, veniva sganciato il rimorchio e l'imballatrice, il trattore portava prima la trebbia sull'aia e poi uno alla volta il rimorchio e la pressa.
A questo punto don Gennaro entrava in casa con una valigetta di cartone nella quale aveva qualche indumento di ricambio e ne usciva con una tuta da meccanico pronto per iniziare la messa in opera.
Don Gennaro era un uomo strano, non mi ricordo di averlo mai visto ridere o pronunciare più di qualche parola. Aveva un cappello con visiera (la classica coppola) ed un paio di occhiali scuri dai quali si vedevano comunque le pupille degli occhi che sembravano sempre fissarti anche se guardava da un'altra parte.
La prima giornata passava per l'allestimento del cantiere, che veniva effettuato sotto la direzione del don il quale dava ordini precisi e spesso solo gestuali senza mai aggiungere parole inutili. La trebbiatura cominciava il giorno dopo.
Fine prima parte. (Mi fermo per una pausa e preparare la seconda parte)
piSOLO non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 11: 13   #4 (permalink)
атаман
 
L'avatar di Junker
 
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Veramente bella e dettagliata esposizione, piSOLO!
Forza dunque con la seconda parte!
(in merito al "120" vedrai che stava ad indicare sicuro, come in gergo si usava dappertutto, che la larghezza bocca/ battitore ove veniva alimentata la trebbia era appunto in 120cm, misura di tutto rispetto e tra le più grandi di quelle comunemente in produzione ed appunto da tal misura si denominava il macchinario; trebbia da 1 metro, da 90, da 110 etc.)
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Junker non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 17: 40   #5 (permalink)
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Don Gennaro II parte

Grazie Junker,
Bene, eccomi qui con la seconda parte
Nel periodo della trebbiatura, a qualunque ora ci si svegliasse, (spesso prima dell'alba), don Gennaro lo trovavi sempre già vicino al trattore che armeggiava controllando olio, ingrassando qua e la e badando che tutto fosse a posto.
Intorno alla trebbia lavorava un esercito di persone (almeno una trentina) che come formiche si muovevano ognuna con un compito preciso che difficilmente interferiva con quello degli altri. Nel viale della cascina c'era una processione di mezzi di trasporto (trattori, cavalli, buoi) che con il loro carico di grano si accingevano ad avvicinarsi alla trebbia. Intorno alle 12 c'era la pausa pranzo, la trebbia veniva fermata per circa un'ora e durantre quest'ora veniva fatta la manutenzione ordinaria (un altra cosa che stranamante non ricordo è di aver mai visto don Gennaro mangiare). Quando gli altri si alzavano da tavola Don Gennaro aveva già rimesso in moto il trattore ed era pronto a riprendere il lavoro.
Ai mie occhi di bambino sembrava che quest'uomo vivesse in simbiosi con i suoi mezzi; anche quando tutti lavoravano intorno alla trebbia e lui sembrava essere sparito lo vedevi in qualche posto non lontano, al fresco, che fumava e guardava il trattore; ogni tanto si alzava, si avvicinava al trattore, già tutti lo stavano seguendo con gli occhi, alzava una mano e questo era sufficiente per fermare l'inserimento dei covoni, la trebbia veniva fermata, don Gennaro si avvicinava al cofano del trattore, che era già aperto durante il lavoro per consentire un miglior raffreddamento, con uno straccio apriva il tappo del radiatore fumante e rabboccava acqua; dopo quealche minuto si ripartiva.
Tutti avevano un compito specifico, dai più grandi ai più piccoli. A me toccava preparare i fili di ferro di misura adatta per le balle di paglia mediante un'apposito attrezzo che spezzava il fil di ferro alla lunghezza giusta e consentiva con una manovella di creare un occhiello alla estremità.
Persino una anziana zia, ormai inabile a qualunque lavoro, aveva un compito, munita di carta e penna si sedeva in prossimità delle bocche da cui usciva il grano e segnava le quantità con i nomi dei proprietari delle varie partite di grano.
Il personaggio principale era però sempre lui, don Gennaro; dopo una quindicina di giorni di lavoro (12-13 ore di lavoro al giorno) si faceva una mezza giornata di pausa, si approfittava per ripulire l'aia dalla pula e si sistemavano le balle di paglia ammucchiate alla meglio. Don Gennaro intanto cambiava l'olio al trattore ed eseguiva altri lavori come la sostituzione di qualche filtro e di qualche puleggia usurata e provvedeva all'ingrassaggio dei vari cuscinetti. Durante queste operazioni tutti quelli che non avevano altri compiti seguivano il lavoro, con curiosità e con interesse come chi assiste ad un rito religioso. Tale lavoro di manutenzione si completava con una pulizia del trattore dalla pula e dalla polvere accumulata dal vento mediante uno straccio imbevuto di gasolio. Quell'odore di Gasolio cotto dal calore del motore me lo ricordo ancora così come mi ricordo il ruggito dell'OM 45 che muoveva tutto quell'armamentario di pulegge e meccanismi. Ogni tanto, probabilmente perchè venivano inseriti troppi mazzetti di grano, l'OM45 ansimava, la marmitta verticale emetteva un po di fumo nero, si sentiva il classico rumore del maggiore sforzo ma subito dopo il motore riprendeva i giri regolare e instancabile.
Tutto questo, come già detto durava più di un mese durante il quale il don Gennaro era sempre presente. Di sera tornava a casa sua in bicicletta, se il lavoro mattutino doveva però cominciare presto dormiva in cascina, ma altre volte ritornava a casa con il solo trattore, magari per qualche manutenzione straordinaria o semplicemente perchè il giorno dopo non si trebbiava.
Ho raccontato questa storia assolutamete vera poichè qualche giorno fa passando fuori casa sua ho rivisto don Gennaro al balcone (adesso avrà circa 90 anni, vedovo e vive solo con una badante) seduto su una sedia a dondolo con lo sguardo perso nel vuoto, sempre con quegli occhiali scuri. Ho poi saputo da un nipote due cose che mi hanno intristito non poco.
- primo che ormai è quasi cieco e che ha sempre portato quegli occhiali scuri per un problema alla vista che lo affliggeva già in gioventù.
- secondo che nella sua vita da terzista ha cambiato tanti trattori ed attrezzature (il nipote dice che ha lavorato quasi fino a 80 anni) ma che non ha mai voluto dismettere quell'OM45 che conserva ancora ormai fermo da 30 anni nel capannone.
Ecco questa storia vuole essere un omaggio ad un uomo ed a una vita vissuta in simbiosi con i suoi trattori ed in particolare con quell'OM45 che ancora conserva dopo oltre 50 anni, in attesa, cosi come il suo padrone, di arare altri campi ultraterreni.
Un saluto cordiale a tutti
piSOLO

Ultima modifica di Filippo B : 20-01-09 a 20: 09. Motivo: ridimensionato testo
piSOLO non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 18: 41   #6 (permalink)
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L'avatar di Filippo B
 
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Bella STORIA Pisolo, mi son emozionato nel leggerla, grazie per aver condiviso con noi questa bella esperienza e questa Storia di altri tempi.

Grazie da parte di tutto Tractorum.
Filippo B non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 19: 27   #7 (permalink)
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Originariamente inviata da filippo b Visualizza il messaggio
Bella STORIA Pisolo, mi son emozionato nel leggerla, grazie per aver condiviso con noi questa bella esperienza e questa Storia di altri tempi.

Grazie da parte di tutto Tractorum.
Ringrazio io Voi tutti per i complimenti e soprattutto per aver ospitato questa storia che rappresenta una parte anche della mia vita, questa parte si è interrotta verso i 14, 15 anni con la scuola superiore, poi l'università e quindi il lavoro, ma l'amore per la terra è rimasto come il fuoco sotto la cenere e sta riaffiorando piano piano.
Un altro di questi giorni racconterò la storia di un altro terzista, Pietro, che era l'esatta antitesi di Don Gennaro, Pietro era chiacchierone e con la battuta sempre pronta.
Al contrario di Don Gennaro che era un Fiatista, Pietro era un Samista sfegatato e ogni anno cambiava trattore, nei miei ricordi c'è un Same 480 a muso tondo dei primissimi anni sessanta fino ad arrivare al Drago 100 che Pietro possedeva a metà degli anni settanta quando, per i motivi più su esposti, mi sono allontanato dal mondo agricolo.
Alla prossima
piSOLO

Ultima modifica di piSOLO : 20-01-09 a 19: 29.
piSOLO non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 19: 36   #8 (permalink)
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L'avatar di nh72-85
 
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Invia un messaggio tramite MSN a nh72-85
Anche io mi aggiungo ai complimenti , una storia veramente ben raccontata complimenti piSOLO , e al padrone..
A me vengono in mente le storie di mio nonno che da giovane andava con la 55L ad arare via di casa e stava via delle settimane , con la "carovana" , ma purtroppo non ricordo molto.
Un saluto.
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http://www.youtube.com/user/vivalanh Alex

Ultima modifica di nh72-85 : 20-01-09 a 19: 38.
nh72-85 non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 19: 38   #9 (permalink)
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Fa sempre piacere leggere storie di trattori e trattoristi, sono ansioso di leggere quella riferita al Drago 100 mi è sempre piaciuto tanto, che l'anno scorso non ho resistito ad acquistarne uno
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Centauro non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 20-01-09, 19: 57   #10 (permalink)
атаман
 
L'avatar di Junker
 
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piSOLO giustamente parla di " Road train " in merito al transito stradale del complesso;
http://jeanmichel.guyon.free.fr/mons...tiers/bat1.jpg
a questi 3 "pezzi" andava aggiunto come scrive anche il "carro officina".
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