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  1. Nelle campagne venete da secoli si usano le siepi campestri quali confini per le proprietà e limiti tra un appezzamento ed un altro. Naturalmente tali siepi vengono usate anche in quasi tutte le altre regioni d'Italia, ma per cio' che mi riguarda posso parlare solo delle realtà in cui vivo e che vedo tutti i giorni. Figg1 e 2: tipica siepe campestre, formata in maggioranza da platani. Foto scattate a fine estate, si notano le prime foglie cadute. Nel secolo scorso e nei secoli precedenti erano certamente utilizzate molto piu dell'odierno. Allo stato attuale, infatti, è possibile vedere come tali siepi campestri vengano impiegate dalle generazioni di Agricoltori più anziani, mentre gli agricoltori più giovani preferiscono farne a meno e lasciare fossati e confini "nudi". I motivi sono semplici, e nel limite delle nostre possibilità cercheremo di spiegarli assieme agli svantaggi-vantaggi prodotti da queste siepi campestri. Le generazioni di Coltivatori piu "avanti con l'età" sono ancora molto legate alle tradizioni contadine del secolo scorso, l'agricoltura viaggia a braccetto con usanze e credenze. Per quanto concerne il nostro tema di discussione, le siepi campestri nella passata Agricoltura avevano un loro perchè. Questo "perchè" viene tutt'oggi ancora facilmente trovato da chi ha la voglia di farlo, e di certo in questa categoria di persone trovano sovente posto in gran parte Agricoltori di "esperienza". A cosa serve una siepe campestre? Le utilità sono molteplici: • fornire legna da ardere ad un costo quasi insignificante • fornire pali, tutori e legacci per vigne orti ed altro • fornire riparo alle colture da venti e burrasche • delimitare il proprio confine con una barriera naturale • rinforzare le sponde dei fossati con le proprie radici • fornire un riparo ad animali "utili" in Agricoltura • fornire un riparo a selvaggina molto preziosa in tempo di caccia Naturalmente, ha degli svantaggi: • maggior tempo necessario per la manutenzione dei fossati, che non possono beneficiare o beneficiare solo in parte di interventi meccanici (scavafossi, escavatore etc) • creare ombra ai raccolti a nord della siepe stessa • sporcare con foglie secche i raccolti, se trattasi di foraggio • richiedere una manutenzione per la potatura; certe essenze se lasciate libere di crescere invadono molto rapidamente gli spazi destinati alla coltivazione • manodopera ed attrezzature necessarie per l'abbattimento e la depezzatura delle piante da utilizzarsi come fonte energetica • costituire un idoneo riparo per animali dannosi all'agricoltura Allo stato attuale il moderno Imprenditore Agricolo fa la valutazione vantaggi-svantaggi, e sovente trova ragione il fatto di non dover piu ricorrere a tali siepi campestri. Le fonti energetiche sono cambiate, ed il moderno agricoltore non è più come quello del secolo scorso (che poteva beneficiare del solo riscaldamento a legna). Inoltre la manodopera per la manutenzione costa molto in termini monetari. Agli eventuali animali utili si preferisce la lotta con strumenti chimici. Eccetera eccetera. Le siepi campestri si dividono in due tipi: siepi abbattute a turnazione e siepi stabili. Le prime hanno come scopo l'approvigionamento di legname per riscaldamento od altri utilizzi. Si procede all'abbattimento della siepe ogni 4 o 5 anni (in genere il ciclo ha questa durata). C'è poi chi preferisce abbattere l'intera siepe a prescindere dai diametri ottenuti e chi invece opera una selezione all'interno della siepe, abbattendo solo le pezzature di proprio gradimento e tenendo le altre per gli anni seguenti. Entrambe le metodologie hanno pregi e difetti. Comunque di norma è preferibile abbattere tutta la siepe, ottenendo legname di vari diametri. Si parte dai 4-5 cm per getti non potati dell'anno precendente e si arriva a 20 cm di diametro ed oltre per i fusti di 4-5 anni per essenze quali il platano, salice ed altre ad accrescimento piuttosto rapido. La siepe stabile invece non ha scopi per approvigionamento dei legnami ma si confà per tutti gli altri scopi già elencati, compreso l'ornamento. BREVE DESCRIZIONE DELLE ESSENZE PRINCIPALI Nelle campagne venete, perlomeno quelle padovane, il re incontrastato delle siepi campestri è senza ombra di dubbio il Platano. I perchè sono molto semplici: elevata rusticità, non ha particolari necessità; veloce accrescimento senza nessun particolare problema od intervento (eccezion fatta per una diradatura dei getti al primo e secondo anno del ricaccio della ceppaia); discreta-buona resa energetica se si considerano i tempi di accrescimento; ottime lance dritte e regolari per ricavare pali e tutori; non gode di velleità da infestante (al contrario della robinia) e i suoi getti difficilmente escono dalla ceppaia; buona elasticità del tronco e delle ramificazioni e quindi abbastanza immune ai temporali estivi; le foglie in autunno un tempo venivano utilizzate come lettiera per il bestiame. Fig 3 ceppaia di platano alla fine del secondo anno di ricaccio, con getti del diametro di circa 5 cm. Altra essenza che trova ampi riscontri nelle siepi campestri è l'acero campestre. A differenza del platano, offre una resa energetica inferiore, ed anche l'accrescimento è piu lento. Ma è molto adatto a formare una fitta barriera invalicabile contro l'ingresso di intrusi e animali di grossa taglia nelle proprietà. Difatti tale essenza non mostra stress e sofferenze se piantata a distanza molto ravvicinata. Il legname ricavato spesso è incurvato e nodoso. Fig 4 acero campestre
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