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  1. Inserisco delle foto "fresche" di una macchina già vista in altre discussioni. Si tratta di diradamento meccanico applicato su drupacee, al momento della fioritura; a differenza di altri casi applicativi, dove l'intervento viene eseguito post-allegagione Nel caso specifico su pesco, dov'è possibile ben vedere il confronto tra pre e post trattamento.
  2. Ciao a tutti sono Silvia mamma di Diego, ma ovviamente anche Diego conoscerà le vostre risposte. Da quest'anno vorrei occuparmi della potatura della decina di alberi da frutto che ho nel mio giardino. Prima d'ora se ne occupava chi passava di lì al momento giusto con più o meno esperienza. Da quest'anno invece vorrei iniziare a capirci qualcosa in più ed essere autosufficiente anche in questo!! Ce la posso fare??? Si tratta di alberi piuttosto giovani hanno 7 o 8 anni, ho dei meli, un albicocco poveretto (nel senso che ha sempre fatto pochi frutti e di solito un unico ramo fitto fitto) un albero di prugne che ha dei rami piuttosto alti ma che non ha mai fatto frutti se non forse uno due anni fa, due peschi, un melo pero che se non sbaglio si chiama Mashy o qualcosa del genere, e anche lui qualcosina fa, un amarena che direi che è il migliore come produzione, perchè ne fa tantissime anche se non sempre sane, un pero che anche lui non fa un granchè e poi quello che mi "preoccupa" di più un ciliegio, è un Vignola. La pianta è bella fa anche un buon numero di fiori, ma poi i fiori cadono e di frutti ne fa 4 o 5 che di solito si mangiano gli uccelli prima che possano diventare belli grossi e maturi come dovrebbero essere le ciliegie di Vignola. Penso sia un problema di impollinazione o sbaglio? se si che fare??? Per la potatura delle rose ho cercato notizie in giro e mi sono un po' chiarita le idee, per gli alberelli da frutta preferivo qualche consiglio fidato e magari un po' più mirato!! :ave: Grazie per qualunque risposta!! ciao ciao a tutti Guardate che Diego inizia ad imparare da qui, quindi insegnategli bene!!! :asd: Silvia:clapclap: Come indicato nel vedemecum, questi elencati qua sotto, sono un'esempio del materiale reperibile online. Sono un'ottima base per affrontare con cognizione la potatura delle piante, seppur in modo hobbistico. Consiglio a tutti di prenderne visione prima di chiedere sul forum. http://www.comune.camponogara.ve.it/images/FRUTTI1.pdf http://www.comune.camponogara.ve.it/images/FRUTTI2.pdf http://www.comune.camponogara.ve.it/images/1_BOTANICAFISIOLOGIA.pdf http://www.comune.camponogara.ve.it/images/4_VITE.pdf
  3. In merito alla modifica effettuata da Puntoluce per la realizzazione di un attrezzo per il taglio radicale, inseriamo questa discussione per discutere della pratica in questione. Intervento diffuso soprattutto nel pero e nello specifico negli impianti ad alta densità, per contenere la taglia ed il vigore vegetativo in sostituzione di prodotti fitoregolatori come il Cycocell revocato in tutti i paesi dell'UE. Come agisce ? - La classe delle citochinine è una classe di ormoni che stimolano la divisione cellulare. Sono sintetizzate anche negli apici radicali. Il taglio pertanto ne interrompe la sintesi, ma per avere l'effetto desiderato e non altri effetti collaterali occorre valutare bene il periodo d'intervento. - Riduzione dell'apparato radicale con conseguente minor capacità di assorbire acqua ed elementi nutritivi. - Riduzione di riserve stoccate nelle radici con conseguente calo di vigoria alla ripresa vegetativa. Inserisco uno schema decisionale per valutare necessità e tempi del taglio radicale, dove "poche" e "molte" sta per il numero di gemme miste presenti. Click for full size - Uploaded with plasq's Skitch Riferimenti: http://old.agrimodena.it/pere/radicale.pdf
  4. Perchè affrontare questo argomento ? L'Italia è un paese frutticolo molto importante, la coltivazione di specie frutticole, in alcune zone è quasi preponderante dando luogo a veri e propri comprensori tra produttori, aziende e distribuzione. Per dare un'idea delle superfici in oggetto, basta citare le principali specie coltivate in Italia: - Melo ~ 70.000 Ha - Pero ~ 50.000 Ha - Ciliegio ~ 30.000 Ha - Pesco e nettarine ~ 100.000 Ha - Actinidia ~ 20.000 Ha La recente decisione del Governo Italiano di eliminare, o quanto meno, ridurre i contributi per le assicurazioni agevolate, pone sempre più in interesse metodi di difesa attiva, nei confronti delle avversità atmosferiche. La sempre più necessaria attenzione all'ambiente, ha già da tempo imputato il settore agricolo, quale principale settore produttivo che utilizza le risorse idriche della terra. L'irrigazione antibrina (così come l'irrigazione convenzionale) se mal gestita comporta uno spreco d'acqua non più trascurabile. Questo metodo di difesa risulta, tra quelli attivi, il più efficace, capace di salvaguardare con relativa semplicità le produzioni dalle gelate primaverili. Fenomeno ancora abbastanza imprevedibile, del quale in futuro occorrerà convivere sempre più, causa della crescente variabilità del clima. E' opportuno ricordare come una gelata tardiva che porti alla distruzione dei fiori, ha effetti che si ripercuoto anche nelle annate successive. Questo per squilibri a livello ormonale che si vengono a creare nel sistema pianta Premesse essenziali - Basi e fondamenti Calore: forma dell'energia che si trasferisce tra 2 corpi che si trovano a temperature diverse, esclusivamente per un differenziale termico. Temperatura: proprietà dei 2 sistemi che indica il flusso energetico (calore) che si muove tra essi. Quando il flusso termina e si ha equilibrio tra i 2 sistemi, i 2 corpi hanno la stessa temperatura. Calore latente: energia necessaria, che esce o entra nel sistema, affinchè vi sia un passaggio di stato. Ad esempio: liquido > solido. Calore latente di solidificazione dell'acqua: calore che esce dal sistema in seguito al passaggio di stato dell'acqua tra liquido e solido. Misurato in circa 80 cal/g. Calore specifico dell'acqua: 4,19 KJ/Kg. Quali tipi di gelate ? Essenzialmente esistono 2 tipi di gelate (ma non sono i soli) che si distinguono per formazione e propensione a formarsi in specifiche zone. Gelate per irraggiamento o inversione termica: il fenomeno è favorito da notti terse prive di nubi e umidità ridotta. Grazie al gradiente termico che è misurato in 6,5°C ogni 1000 m (valore comunque molto variabile) di notte si ha cessione di calore dal terreno, riscaldatosi durante il giorno, all'ambiente. La mancanza di nubi che hanno effetto schermo, e la scarsa umidità che ha volano termico, accentuano il fenomeno. Questo è il tipo di gelate più frequente in pianura. L'entità del danno è inversamente proporzionale all'altezza delle gemme. Le parti basali della pianta sono quelle a risentire per prime. Gelate per avvenzione: tipica del fondovalle è da imputare all'arrivo di masse d'aria a temperature inferiori allo 0°C. In questo tipo di gelate, il danno è pressochè totale, senza distinzioni in altezza.
  5. Parlare di frutteti ad alta densità, potrebbe risultare ai più una novità, ma in realtà sia in Italia che all'estero l'orientamento verso la frutticoltura degli anni a venire, è indirizzata verso questo tipo di impianto. Vediamo quindi di capire di cosa si tratta e quali sono i motivi che fanno di questi impianti quasi una scelta obbligata. Principali aspetti di un f.a.d. • Alta densità d'impianto: variabile a seconda della specie. Indicativamente 3-5 volte un'impianto tradizionale. Prendendo ad esempio il ciliegio, un ceraseto tradizionale, fino a pochi decenni fa era costituito da piante alte fino a 15m. 
Situazione improponibile causa costi manodopera ecc. Oggi un ceraseto moderno richiede piante non più alte di 4-5 m. Discorso valido anche alle altre specie. L'incremento di investimento ad ha è più spinto nelle pomacee. Non è comunque il solo numero di piante per ha a caratterizzare questi impianti. • Ridotta durata temporale: variabile a seconda della specie. Da 1 anno per la fragola, a 5-7 anni per la melo, ai 10 anni per il pero. • Diverso approccio alle tecniche colturali: "rivisitazione" della potatura, priorità a tecniche alternativa quali piegature, curvature, tagli anulari ecc. Applicazioni di impianti di irrigazione evanzati, antigrandine, ombreggianti. Confusione sessuale. • Pesante intervento antropico, elevata pressione agronomica. Applicazione di tutte le tecniche agronomiche al loro massimo stato dell'arte. Principali motivi per la scelta di un f.a.d. • Maggior resa economica. Da non confondere con maggior resa produttiva. Se prendiamo un impianto ad alta densità ed uno tradizionale, e li confrontiamo sul lungo periodo, a livello quantitativo le rese possono essere maggiori per gli impianti tradizionali. Discorso inverso sul breve periodo e sull'aspetto qualitativo. • Possibilità di seguire i trend commerciali. Esempio lampante il melo. Ad oggi la durata commerciale di una cultivar di melo è di 5-7 anni (vedasai Pink Lady), situazione improponibile per gli impianti tradizionali. • Le esigenze temporali di carattere economico, per quanto riguarda ad esempio il pero, non sono così incidenti come per il melo. L'adozione di un f.a.d. in questo caso è da ricercarsi nella minor richiesta di manodopera, che come risaputo per le colture arboree pesa molto nei costi di produzione. • Maggior qualità del prodotto. In un impianto tradizionale la qualità è spesso inversamente proporzionale all'età dello stesso, nonchè eterogenea anche all'interno di una stessa pianta Da cui la neccessità di raccolta scalare o per calibro-categoria, con un aggravio dei costi. Vedasi discorso costo manodopera. • Precoce entrata in produzione. Aspetto necessario in merito alla questione dei trend commerciali. Soprattutto per il punto 3, penso che questa immagine sia molto esplicativa.  Esempi reali Riporto per cominciare alcuni dati indicativi sulle densità di impianto e sulle forme d'allevamento. Meleto 3-3.5 x 0.80 = 4167-3571 piante/ha = medio-alta densità 3 x 0.50 = 6667 piante/ha = alta densità Forme d'allevamento: splinder, -y modificato, fusetto Ciliegio 6 x 6 - 7 x 7 circa 350-500 piante/ha = bassa densità 4.5 x 4 circa 500 piante/ha 900-1100 piante/ha = alta densità Forme d'allevamento: y trasversale, tatura Actinidia 4.5-5 x 1 = 2000-2222 piante/ha Per quanto riguarda la distanza tra le file, alle nostre latitudini vale la regola che la distanza tra le file deve essere maggiore di 1m dell’altezza prevista delle piante. Questo ovviamente per evitare ombreggiamenti reciproci tra le file, il chè comporterebbe una mancata differenziazione a fiore di molte gemme. Indicativamente è possibile comunque dare questi come limiti fisici per il sesto d'impianto. Alle nostre latitudini vale la regola che la distanza tra le file deve essere maggiore di 1m dell’altezza prevista delle piante. Questo per evitare ombreggiamenti reciproci tra le file, il chè comporterebbe una mancata differenziazione a fiore di molte gemme. Vecchie tipologie (ciliegio) Impianti moderni Alcuni riferimenti Dossier Abate Fetel Solaxe una nuova forma di allevamento per il melo a bassa manodopera Solaxe II Solaxe III Ciliegia tra oggi e domani Peschicoltura intensiva Piccola appendice per i nostalgici Cosa rispondere (o meglio, come rispondo io) alla puntuale affermazione: la frutta buona era quella di una volta, e la frutta si è sempre fatta anche senza questo tipo di impianti... Ah le care varietà antiche.... Anche se prendi una pianta di varietà antica, ti accorgerai che all'interno della stessa pianta, i frutti esterni sono i più buoni. Questo perchè maggiormente esposti alla luce e meglio raggiungibili dai fotosintati. Converrai con me, che una situazione simile è improponibile, nell'ambito di un frutteto, dove si cerca di avere frutta tutta uguale. Inoltre inevitabilmente una pianta invecchiando, differenzia sempre meno a fiore e di conseguenza anche la qualità decade. Ovvio che su piante vecchie e magari di qualche varietà locale, può esserci sempre l'eccezione. Aggiungerei inoltre, che spesso si cita quanto sia buona la frutta dell'albero di casa o della "nonna". Questo è solo in virtù del fatto che la frutta la raccogliete matura. Provata a fare lo stesso anche sulle piante e varietà moderne, vedrete che non sono da meno.
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