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AgroBio

Biometano, quali opportunità in agricoltura?

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Salve a tutti, inizio oggi questa nuova discussione su un argomento, a mio parere molto interessante ed attuale.

Nel Dicembre 2013 è uscito il DM 5/12/13 riguardante l'utilizzo del Biometano in Italia. I possibili sbocchi sono: autotrazione e l'immissione in rete.

Vorrei raccogliere pareri ed esperienze su questo argomento, soprattutto per capire se ci sono reali opportunità anche per il settore agricolo.

 

Grazie.

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Argomento interessantissimo e molto attuale, sono curioso anch'io.

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Producendo Biometano, il motore non serve. E' necessario però un cosiddetto impianto di upgrading, collegato all'impianto di Biogas. Questo serve per purificare il Biogas e renderlo adatto per l'immissione in rete e/o l'autotrazione.

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Siamo sempre al solito discorso... la materia prima per alimentare l'impianto.

Se è un impianto nuovo per accedere agli incentivi bisogna alimentare a sottoprodotti, e chi non ha la stalla dove li va a prendere? Si potrebbe usare la paglia ma molti dicono che non va bene, neanche trattata con appositi macchinari (bioestrusori) per renderla più adatta in fase di fermentazione.

Certo che se fosse possibile farlo sarebbe una bella opportunità perché da uno scarto o comunque sottoprodotto che spesso viene trascurato come la paglia si potrebbe ricavare reddito integrativo per l'azienda agricola, nel caso del biometano magari utilizzandolo anche per alimentare il parco macchine ed eliminando la pesante voce gasolio dal bilancio dell'azienda agricola, così come eventuali impianti (essiccatoi ecc..).

 

Dicono che si può fare con impianti a biomassa (pirolisi invece di gassificazione del materiale immesso), mi ero informato un po' qualcuno diceva che era fattibile, altri no...

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Scusa, in che senso "dicono che non è fattibile" la pirolisi della biomassa?

In un cogeneratore a biomasse legnose puoi bruciare di tutto, previa trasformazine in cippato (per problemi di bruciatore).

La paglia ha il problema di produrre poco calore e molta cenere, ma si puo comunque usare.

Come nessun ti vieta di utilizzare le stoppie, nemmeno è vietato usare i tutoli di mais e tutti i sottoprodotti agricoli , basta che brucino!

Nessuno ti vieta nemmeno di costruire un cogeneratore funzionante con due caldaie separate, una a biometano, l'altra a biomasse legnose.

Il problema è che aumentano i costi.

Edited by Tizio.8020

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Per quanto riguarda il settore agricolo, è ancora da capire su quale "taglia" di impianto di Biogas è economicamente vantaggioso applicare il sistema di upgrading per il biometano. In poche parole, capire se è conveniente anche per i piccoli impianti e con piccoli intendo dai 100 ai 300 KW. Dobbiamo per questo anche aspettare il decreto attuativo.

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Scusa, in che senso "dicono che non è fattibile" la pirolisi della biomassa?

In un cogeneratore a biomasse legnose puoi bruciare di tutto, previa trasformazine in cippato (per problemi di bruciatore).

La paglia ha il problema di produrre poco calore e molta cenere, ma si puo comunque usare.

Come nessun ti vieta di utilizzare le stoppie, nemmeno è vietato usare i tutoli di mais e tutti i sottoprodotti agricoli , basta che brucino!

Nessuno ti vieta nemmeno di costruire un cogeneratore funzionante con due caldaie separate, una a biometano, l'altra a biomasse legnose.

Il problema è che aumentano i costi.

 

Io ho tanta paglia, l'anno scorso mi avevano proposto un impianto a biomassa specificamente progettato per bruciare paglia.

Mi ero informato meglio, sentendo persone non interessate alla vendita dell'impianto (ricercatori universitari, addetti ai lavori ecc..) e mi è stato detto che il problema dell'impianto sta nel fatto che la paglia contiene silice e "klinker", che bruciando generano ceneri basso fondenti che determinano il mal funzionamento o il fermo della caldaia. Si possono costruire impianti ad hoc studiati e progettati per questo scopo, ma da quello che ho capito solo di grossa taglia, sui 10MW.

Un'azienda pur grande che abbia anche disponibilità propria di 3-5 mila tonnellate di paglia al momento non ha senso che faccia un impianto su misura (100-400kW) per valorizzarla, dato che la tecnologia non è ancora matura.

 

Questo è quello che ho capito e le conclusioni a cui sono giunto dopo mesi di ricerche, telefonate e raccolta di informazioni, e me ne sono fatto una ragione pensando al fatto che impianti di questo tipo non se ne vedono in giro.

Se poi non è così sono contento di essere smentito perché significa che c'è la possibilità di fare qualcosa.

Edited by giovanta

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In effetti, un impianto progettato "solo" per la paglia non ha grande senso, a meno di non disporre di migliaia di tonnellate a costo zero (o quasi).

Si usano bruciatori "a griglia mobile", ma comunque il clinker è un problema grosso.

Per capirci: il cemento Portland (quello normalmente venduto in sacchi, in polvere) non è altro che clinker macinato finemente con aggiunto il 4-6% di gesso !

Ho sbarcato clinker per anni nel sito dove lavoro: quando si incrosta non lo togli più, immagina una caldaia incrostata di cemento!!!

 

Quello che non capisco è come facciano a vendere caldaie che funzionano solo a paglia, eppure esistono.

Edited by Tizio.8020

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Dato che quando si parla di Biometano, si fa riferimento all'utilizzo di biogas, è meglio, per non creare confusione, rimanere in argomento.

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In effetti, un impianto progettato "solo" per la paglia non ha grande senso, a meno di non disporre di migliaia di tonnellate a costo zero (o quasi).

Si usano bruciatori "a griglia mobile", ma comunque il clinker è un problema grosso.

Per capirci: il cemento Portland (quello normalmente venduto in sacchi, in polvere) non è altro che clinker macinato finemente con aggiunto il 4-6% di gesso !

Ho sbarcato clinker per anni nel sito dove lavoro: quando si incrosta non lo togli più, immagina una caldaia incrostata di cemento!!!

 

Quello che non capisco è come facciano a vendere caldaie che funzionano solo a paglia, eppure esistono.

in Danimarca se non sbaglio hanno fatto una sperimentazione di un impianto misto carbone/paglia (ma a livelli di diverse decine di MW).

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Ricapitolando.

 

In Italia ad oggi ci sono impianti di produzione di Biometano funzionanti?

 

Se si, cosa utilizzano e che dimensione media hanno?

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immaginate che opportunità porterebbe il biometano,

ricordate Xconcept della fendt, elettrico diesel, bene il trattore del futuro "biometano elettrico", ancora oltre il progetto fendt

e non solo! auto, autobus, camion, e magari anche se consumassero di più, però con una rete produttiva e distribbutiva molto reticolata abbatterebbe un poco il prezzo finale non credete?!?!

gia se su 20 reggioni sorgerebbero 2 impianti per regione, o meglio uno più piccolo per provincia quanto lavoro apporterebbe, sia per produrlo che per distribuirlo!!!

ed aggiungo altro magari con tutti i tetti degli impianti fatti integralmente di fotovoltaico!!!

quanta energia riusciremmo ad autoprodurci?!?!

Edited by thedavidesame

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immaginate che opportunità porterebbe il biometano,

ricordate Xconcept della fendt, elettrico diesel, bene il trattore del futuro "biometano elettrico", ancora oltre il progetto fendt

e non solo! auto, autobus, camion, e magari anche se consumassero di più, però con una rete produttiva e distribbutiva molto reticolata abbatterebbe un poco il prezzo finale non credete?!?!

gia se su 20 reggioni sorgerebbero 2 impianti per regione, o meglio uno più piccolo per provincia quanto lavoro apporterebbe, sia per produrlo che per distribuirlo!!!

ed aggiungo altro magari con tutti i tetti degli impianti fatti integralmente di fotovoltaico!!!

quanta energia riusciremmo ad autoprodurci?!?!

Beh basterebbe semplicemente convertire gli impianti a biogas e adattare opportunamente le tubazioni del metano.

ora non so nelle vostre regioni, ma nella mia di distributori ce ne sono parecchi sia per auto sia per autobus, quindi altro che 2 impianti per regione...ce ne vorrebbero minimo 10 :asd:

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  • [h=1]Biometano da forsu, via libera al primo impianto milanese[/h]
     

  •  
     
     



     
  • Sarà collaudato per la fine del 2018 e, a regime, trasformerà fino a 35mila ton di rifiuti organici in biometano
     

Il-biogas-italiano-d%C3%A0-energia-a-3-mila-case-in-USA.jpg

 

[h=2]Biometano da FORSU a “impatto zero”[/h](Rinnovabili.it) – Milano si conferma laboratorio d’avanguardia per la produzione e distribuzione del metano ottenuto dai rifiuti. Nel 2016 il capoluogo meneghino è stato il primo comune d’Italia a istallare un distributore di biocarburante per autotrazione ottenuto direttamente dalle sue acque reflue (leggi Biometano dalle acque reflue: a Milano il primo distributore per auto).Un’esperienza che la città Metropolitana è disposta in un certo senso a replicare con un secondo progetto per la produzione di combustibile verde a partire da rifiuti. Tuttavia, stavolta il focus non sarà sui reflui urbani, bensì sulla raccolta differenziata dell’umido cittadino. È di questi giorni infatti la notizia del via libera concesso ad Agatos per la costruzione e messa in esercizio in provincia di Milano del primo impianto di produzione di biometano da FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).

La centrale, che ha ottenuto già l’autorizzazione unica – impiegherà la tecnologia Biosip, processo per la valorizzazione integrale dei rifiuti sviluppato, brevettato e ingegnerizzato da Agatos. L’impianto si estenderà su una superficie di circa 12.000 metri quadrati e a partire dalla fine del 2018 trasformerà fino a 35mila ton di rifiuti organici in biometano, acqua distillata e combustibile solido secondario, in assenza di emissioni e odori. Ad Agatos Energia sarà affidato l’incarico esclusivo di implementazione del progetto: sarà cioè l’EPC responsabile della realizzazione chiavi – in – mano dell’impianto e della gestione e manutenzione (O&M) una volta collaudato.

Spiega la società in una nota stampa:

“Delle 14 milioni di tonnellate di FORSU prodotte annualmente in tutto il territorio nazionale, il 25% viene smaltito in discarica e il 20% tramite incenerimento, soluzioni di smaltimento attualmente obsolete e dannose per il territorio; solo il 18% dei rifiuti organici viene oggi destinato ai vari trattamenti “biologici”. Il processo BIOSIP, trattamento biologico a “impatto zero”, potrebbe rappresentare pertanto un’alternativa efficace per le oltre 6 milioni di tonnellate attualmente destinate alla discarica e all’incenerimento. La sola Provincia di Milano produce annualmente 1.5 milioni di tonnellate di rifiuti, di questi 225.150 tonnellate sono rifiuti organici. Attualmente, le strutture esistenti riescono a gestirne solo meno della metà (43%)”.

 

link:
http://www.rinnovabili.it/riciclo/biometano-da-forsu-via-libera-al-primo-impianto-milanese/

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Domanda a chi è più addentro a questi settori: un conoscente mi ha riferito che gli incentivi riconosciuti ai primi impianti (per impianti intendo rinnovabili in senso generico, dai biogas agli impianti solari) sono stati decurtati nel tempo.

Io sinceramente non ci credo, a me risultava che gli incentivi fossero calati si ma in maniera graduale per gli impianti di nuova installazione. Cioè chi voleva installare un nuovo impianto sapeva che l'incentivo sarebbe stato più basso degli anni precedenti ma una volta riconosciutogli sarebbe rimasto invariato per tutta la durata dell'investimento.

Se fosse vero che lo stato toglie gli incentivi già riconosciuti per legge sarebbe un colpo grave alla credibilità del sistema e nessuno investirebbe più nelle rinnovabili incentivate.

Qualcuno ne sa qualcosa?

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Domanda a chi è più addentro a questi settori: un conoscente mi ha riferito che gli incentivi riconosciuti ai primi impianti (per impianti intendo rinnovabili in senso generico, dai biogas agli impianti solari) sono stati decurtati nel tempo.

Io sinceramente non ci credo, a me risultava che gli incentivi fossero calati si ma in maniera graduale per gli impianti di nuova installazione. Cioè chi voleva installare un nuovo impianto sapeva che l'incentivo sarebbe stato più basso degli anni precedenti ma una volta riconosciutogli sarebbe rimasto invariato per tutta la durata dell'investimento.

Se fosse vero che lo stato toglie gli incentivi già riconosciuti per legge sarebbe un colpo grave alla credibilità del sistema e nessuno investirebbe più nelle rinnovabili incentivate.

Qualcuno ne sa qualcosa?

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/20/fotovoltaico-prima-ti-do-poi-ti-tolgo-cosi-lo-stato-revoca-gli-incentivi-concessi/3741732/

In spagna gia da qualche anno hanno abbassato gli incentivi dati.

Edited by dino62

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Domanda a chi è più addentro a questi settori: un conoscente mi ha riferito che gli incentivi riconosciuti ai primi impianti (per impianti intendo rinnovabili in senso generico, dai biogas agli impianti solari) sono stati decurtati nel tempo.

Io sinceramente non ci credo, a me risultava che gli incentivi fossero calati si ma in maniera graduale per gli impianti di nuova installazione. Cioè chi voleva installare un nuovo impianto sapeva che l'incentivo sarebbe stato più basso degli anni precedenti ma una volta riconosciutogli sarebbe rimasto invariato per tutta la durata dell'investimento.

Se fosse vero che lo stato toglie gli incentivi già riconosciuti per legge sarebbe un colpo grave alla credibilità del sistema e nessuno investirebbe più nelle rinnovabili incentivate.

Qualcuno ne sa qualcosa?

 

Confermo al 100% hanno modificato dopo anni che gia avevi finito e in funzione e sopratutto anche dopo che avevi firmato un contratto vincolante di non so quante pagine.Come la penso ora io fare un contratto con lo stato sei molto meno sicuro che col tuo vicino

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Si è stato fatto, non solo nel caso del biogas ma anche con altre rinnovabili...

Ovvio che mina la credibilità dello stesso stato, infatti queste son le cose che allontanano o tengono lontani tanti investitori stranieri..

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Ma roba da mati... Io qualche anno fa ero intenzionato a mettere su un impianto fotovoltaico da 30kw. Ma eravamo in una fase in cui gli incentivi erano già piuttosto bassi. Ricordo che in un anno il guadagno era striminzito a 2-3000€/anno. Con il senno di poi sono fortunato che sia andato a monte tutto il progetto.

 

Altra domanda. un mio cliente ha fatto partire quest'anno un cogeneratore a cippato caldaia-vapore-turbina a vapore. Se non ricordo male la potenza elettrica generata è di 200kw. Il calore lo usa per riscaldare il suo ristorante di discrete dimensioni. Il cippato deve comprarlo tutto e ne consuma mi pare uno o due bilici al giorno. (Dino62 sa di chi parlo)

Secondo voi un impianto del genere installato nel 2017 è remunerativo?

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Ma roba da mati... Io qualche anno fa ero intenzionato a mettere su un impianto fotovoltaico da 30kw. Ma eravamo in una fase in cui gli incentivi erano già piuttosto bassi. Ricordo che in un anno il guadagno era striminzito a 2-3000€/anno. Con il senno di poi sono fortunato che sia andato a monte tutto il progetto.

 

Altra domanda. un mio cliente ha fatto partire quest'anno un cogeneratore a cippato caldaia-vapore-turbina a vapore. Se non ricordo male la potenza elettrica generata è di 200kw. Il calore lo usa per riscaldare il suo ristorante di discrete dimensioni. Il cippato deve comprarlo tutto e ne consuma mi pare uno o due bilici al giorno. (Dino62 sa di chi parlo)

Secondo voi un impianto del genere installato nel 2017 è remunerativo?

 

Ieri sera ero lì a mangiare,l'impianto lo visto un paio di mesi fa,inoltre ha il fotovoltaico nel terreno dietro,100 ql al giorno di cippato consuma.

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Ma roba da mati... Io qualche anno fa ero intenzionato a mettere su un impianto fotovoltaico da 30kw. Ma eravamo in una fase in cui gli incentivi erano già piuttosto bassi. Ricordo che in un anno il guadagno era striminzito a 2-3000€/anno. Con il senno di poi sono fortunato che sia andato a monte tutto il progetto.

 

Altra domanda. un mio cliente ha fatto partire quest'anno un cogeneratore a cippato caldaia-vapore-turbina a vapore. Se non ricordo male la potenza elettrica generata è di 200kw. Il calore lo usa per riscaldare il suo ristorante di discrete dimensioni. Il cippato deve comprarlo tutto e ne consuma mi pare uno o due bilici al giorno. (Dino62 sa di chi parlo)

Secondo voi un impianto del genere installato nel 2017 è remunerativo?

 

Ieri sera ero lì a mangiare,l'impianto lo visto un paio di mesi fa,inoltre ha il fotovoltaico nel terreno dietro,100 ql al giorno di cippato consuma.

 

dipende sempre da come si impostano le operazioni...ormai i tempi del fotovoltaico a terra per vendere la corrente in toto, o dei motori a olio vegetale senza utilizzo del termico son finiti, però gli impianti si fanno cmq, con le accortezze del caso è su business plan fatti su misura...

Ad esempio se non fosse per i problemi riguardanti le procedure del cpi, noi a lavoro avremmo fatto due anni fa ( quindi senza incentivi) un 300 kw sul tetto, i più ottimisti ci davano rientro in 7 anni, altri in 9, cmq sarebbe un ottima operazione...ma noi di corrente ne consumiamo una barca, e lavorando su due turni sarebbe stato altissimo l autoconsumo, praticamente 5 gg su 7

Il mio vicino l ha fatto quest'anno non avendo problemi ne finanziari ne burocratici, anzi con le celle frigo che consumano sempre e presumo sfruttando il super ammortamento del 140%

 

Due bilici al gg mi sembrano eccessivi, anche perché dovrebbe avere uno stoccaggio da almeno 10 15 bilici per tamponare le emergenze.. 100q gg mi sembra già più giusto...sarebbero tre bilici scarsi a settimana con una scorta Max di 4 5...il termico penso lo abbia messo per recuperare qualcosa e soprattutto per farsi fare meno storie sulla pratica di autorizzazione...

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Ieri sera ero lì a mangiare,l'impianto lo visto un paio di mesi fa,inoltre ha il fotovoltaico nel terreno dietro,100 ql al giorno di cippato consuma.

il cippato costa dai 3.5 ai 5 euro q.le consegnato a casa col bilico.

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[h=1]Via libera dall’Europa al decreto biometano[/h]La Commissione europea approva il DM italiano per l’utilizzo del biometano e dei biofuel avanzati. Vestager: “Un passo avanti per le rinnovabili europee

[h=2]Dopo quasi 2 anni finisce l’attesa sul decreto biometano [/h](Rinnovabili.it) – Via libera al decreto biometano (DM Biometano). Per la Commissione europea il provvedimento è perfettamente in linea con la normativa comunitaria sugli aiuti di stato e può dunque entrare in vigore, una volta firmato dai ministri competenti. Ad annunciarlo è Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la concorrenza, che definisce il nuovo decreto “un altro passo verso un maggiore uso delle energie rinnovabili in Europa”. Si tratta di un momento a lungo atteso dal comparto energetico italiano: annunciato fin dal 2016, l’atto è l’ultimo tassello legislativo necessario a liberare il mercato nazionale dei biocombustibili avanzati.Più specificatamente, quello che gli operatori hanno ribattezzato come “decreto biometano bis” definisce il quadro regolatorio in cui inserire il nuovo sistema d’incentivazione per questi prodotti energetici, definiti di II e II generazione perché non legati alla produzione su terreni agricoli. “Il regime – commenta Vestager- incoraggerà la produzione e il consumo di biocarburanti avanzati in Italia, limitando al contempo distorsioni della concorrenza”.

>>Leggi anche

la consultazione del MiSE sul DM Biometano

Nel dettaglio, il sistema incentivante ha un bilancio indicativo di 4,7 miliardi di euro e si applica a tutti nuovi impianti per la produzione di biometano e bicarburanti ottenuti da rifiuti, residui agricoli e alghe, e a quelli esistenti riconverti, che entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2022. I produttori di biofuel riceveranno un premio che permetterà loro di compensare i maggiori costi di produzione e competere con i combustibili fossili nel settore dei trasporti. Il livello dell’incentivo sarà aggiornato ogni anno in base ai costi di produzione per garantire che non vi siano compensazioni eccessive. Lo schema impone comunque un limite massimo di producibilità, complessivamente incentivata, di 1,1 miliardi di metri cubi all’anno. Raggiunto tale tetto potranno beneficiare dei sussidi unicamente le strutture che avranno presentato richiesta di qualifica e che siano entrate in esercizio entro i 12 mesi successivi.

>>Leggi anche Il biometano “made in Italy” può ridurre la dipendenza dal gas estero

Per il biometano immesso nella rete del gas naturale e utilizzato per i trasporti, l’incentivo ha una durata di venti anni ed è emesso sotto forma di certificati di immissione in consumo (CIC) di biocarburanti. Il ritiro di quello “avanzato” verrà effettuato a un prezzo pari a quello medio ponderato con le quantità, registrato al Punto di Scambio Virtuale (PSV) nel mese di cessione, che il GME rende disponibile sul suo sito internet, ridotto del 5%. Per quello senza destinazione specifica di uso è prevista invece l’emissione di Garanzie d’Origine (GO) e l’istituzione presso il GSE di un “Registro nazionale” delle garanzie. “Il regime – spiega ancora l’esecutivo europeo – incoraggerà gli agricoltori a produrre biometano e biocarburanti da stallatico e da altri residui derivanti dalle attività agricole e ad avvalersene per alimentare macchinari agricoli e veicoli” e “sarà finanziato dai commercianti al dettaglio di carburanti per trasporto”.

La notizia è accolta con soddisfazione dal Consorzio Italiano Biogas che attraverso le parole del suo presidente, Piero Gattoni, fa sapere che “si tratta di un momento di svolta dopo una lunga battaglia che ci ha visti impegnati in una vasta campagna di sensibilizzazione sulle caratteristiche di qualità e di sostenibilità del biometano agricolo italiano[…] Ci auguriamo ora che il decreto venga firmato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel più breve tempo possibile”.

 

Link. http://www.rinnovabili.it/econormativa/decreto-biometano/

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