Jump to content

agrivoltaico


Recommended Posts

3 ore fa, Simo23 ha scritto:

L'impianto nella foto è in provincia di Piacenza se non ricordo male, e stanno facendo le prove sotto per vedere le coltivazioni come rispondono. Alcune adirittura hanno aumentato la produzione rispetto al pieno campo, fra cui anche il mais non irrigato. Non sempre l'ombra è un male se nella giusta misura. Per le lavorazioni sono campate alte 5 metri con un larghezza di 14, ci passa qualsiasi macchina sotto

Però ci potresti dare un po' più di info se ne hai... Su costi e produzioni per ettaro...

 

3 ore fa, #VG# ha scritto:

Eh si concordo ma li sotto se il sole lo prendono i pannelli  qualsiasi coltura non fa niente indipendentemente che sia pianura collina irriguo o no.... allora se ci piazziamo i pannelli e non coltiviamo più niente non capisco cosa resti dell'agricoltura.... parere mio personale 🤷‍♂️

Anch'io penso che sia un peccato non coltivare terreni fertili!

Però in tanto bisogna capire se si può o meno coltivare lì sotto, quanta produzione agricola perdi... Cioè sono cose che bisogna guardarci bene. poi invece ci sono terreni che forse è proprio meglio non coltivare.

In altre zone bisogna anche considerare l'invasione di selvatici che distruggono molto.

Altra cosa bisogna capire se si può fare in collina/montagna e fino a che pendenze.

15 minuti fa, Calle 89 ha scritto:


Certo ma questo è così perché il mercato fa schifo,cosa mangeremo tra 10 anni?pannelli solari?a me sembra una cazzata enorme,in città ci sono migliaia di tetti da ricoprire senza andare a distruggere il territorio,è un altra loccata italiana come il biogas che era nato come valorizzatore di uno scarto e si è finiti a buttarci dentro del cibo per farlo andare,senza contare quanto inquina tutto il processo.
I pannelli nn sono eterni e quando sarà ora di smaltirli sappiamo tutti quale sarà il risultato,distese abbandonate di pezzi di ferro.


Inviato dal mio iPhone utilizzando Tapatalk

Condivido solo la parte sullo smaltimento pannelli che chissà cosa salterà fuori quando è ora... Ma questo vale anche per i tetti...Sui mercati penso che per chi fa prodotti "normali"(cioè senza una dop o una doc) sarà sempre sempre più dura poi spero di sbagliare!

 

 

 

  • Like 1
Link to post
Share on other sites

Non sono del settore che vi posso fornire chissà che dritte, ho visto un servizio tempo fa e poi mi sono messo a cercare info in rete e mi sono convinto che la via è segnata. La differenza sarà se l'affare lo faranno le grosse società o l'agricoltore. Io preferirei fossimo noi per mille ovvi motivi.

Link to post
Share on other sites

per me è follia pura, dove andremo a prendere l'energia? per ricaricare un'auto elettrica in mezz'ora serve un colonnina da 50 kw, e la gente ricarica le auto e tutto il resto la notte quando il fv non produce, per me fotovoltaico solo su tetti e discariche esaurite sul coltivabile lo ritengo un delitto

pazzo chi spinge sta roba ovviamente non dal lato economico quello lo paghiamo noi

  • Like 3
Link to post
Share on other sites

io non riesco a capire perchè sia sempre no a prescindere, io trovo invece che sia un'idea molto interessante e soprattutto... vogliamo capire che se non facciamo ricerca non potremo mai avere in mano i dati? MAAAIIIIII

ogni volta spunta il discorso BIOGAS porcata...per forza...perchè noi italiani godiamo ad essere più furbi...fatto con testa è super intelligente e un amico dell'allevatore....fatto all'italiana risulta spesso una porcata...però intanto facendo (sparo delle cifre) 1000 impianti con incentivi si è capito meglio come farli, con cosa alimentarli e si sono create un sacco di aziende specializzate...che fanno ricerca&sviluppo...e ora sappiamo che anche senza incentivi (o con incentivi dimezzati) si possono fare gli impianti....

stesso discorso con il fotovoltaico dove siamo passati da 3/4000 euro al kwp degli anni del boom a 8/900 ....con pannelli che producono nettamente di più a parità di dimensione...

ora si parla di accumulo...è vero che di notte non si produce...ma è anche vero che di notte le aziende sono ferme e la corrente ce la tira dietro la Francia, che le centrali nucleari non può mica spegnerle di notte...o gli impianti eolici...che a breve dovrebbero arrivare anche qua...

sono e sarò sempre per rubare spazio coltivabile per fare fotovoltaico, ma in questo caso si tratta di organizzare e combinare due produzioni che possono benissimo convivere... e penso che nelle università non è che si divertano a fare ricerca solo per sperperare i soldi 

sull'accumulo sono dubbioso anche io, ma bisognerà ad un certo punto capire come dovremo fare... non si può produrre una montagna di batterie... o magari si tornerà a pompare per accumulare come gli italiani sanno fare meglio di chiunque altro....avendo sulle spalle anni e anni di ricerche ed essendo il primo paese in europa per capacità già istallata!

 

 

  • Like 1
Link to post
Share on other sites
  • 3 months later...

FV, l’assurdità dell’agrovoltaico “in modica quantità”

Il limite del 10% della superficie per il fotovoltaico su suoli agricoli, introdotto dal decreto Energia del primo marzo 2022 e applicato anche all'agrovoltaico, rischia di frenare un settore promettente.

agrovoltaico-riso.jpg
  
 

Allarme clima, allarme guerra, allarme dipendenza energetica, allarme rischio di black-out.

Tutta Europa grida che è tempo di abbandonare i fossili, gas russo in primis, e passare massicciamente alle rinnovabili.

In questo caos, in Italia ci sono però alcune oasi di pace, dove la vita scorre serenamente, indifferente ai rischi che corriamo.

Uno è il ministero della Cultura, che continua come se niente fosse a mettere i bastoni fra le ruote a ogni impianto a rinnovabili, con motivazioni sempre più fantasiose, come non interrompere con le turbine eoliche la piattezza del Tavoliere delle Puglie (figuriamoci allora l’ancora più piatto orizzonte del mare…).

L’altro è una new entry: il ministero dell’Agricoltura e Foreste che, su input di Cingolani (allarmato non dallo stallo delle rinnovabili, ma dal fantomatico shopping di terreni agricoli per il FV), ha inserito, nel decreto legge 17 del primo marzo 2022, nuove norme per l’installazione di solare sui terreni agricoli.

Da una parte sono stati un po’ allentati i limiti alla possibilità di installare impianti solari FV a terra, partecipando ad aste e ricevendo incentivi e portando il precedente divieto totale al, tenetevi forte, 10% del totale della superficie della singola azienda.

Al tempo stesso, però, il limite è stato esteso anche all’installazione degli impianti agrovoltaici, che nel decreto del 2012 potevano ricevere incentivi senza limiti di superficie.

“La cosa è particolarmente paradossale – ci dice Franco Miglietta, dirigente di ricerche agronomiche al Cnr, oggi in pensione – perché quegli impianti innovativi, consentono sia di coltivare che di produrre energia, e non si vede quindi perché sottoporli a questo limite”.

Proviamo a chiederlo a Luca D’Apote, responsabile energia di Coldiretti, che è l’associazione di agricoltori che più si batte contro l’uso del terreno agricolo per la produzione energetica.

“I campi devono restare liberi per la produzione di cibo, a parte una piccola area, sui tetti o sui campi, che può essere usata per soddisfare le esigenze di autoconsumo dell’azienda agricola. Produrre energia per la rete, non è compito degli agricoltori”.

In realtà non tutto ciò che è indicato come terreno agricolo in Italia, lo è davvero: in quella definizione ci sono discariche, cave, bacini idrici, campi abbandonati da secoli, pascoli inariditi, eccetera.

Ma Coldiretti non dimostra il minimo interesse nel ridefinire quali siano i veri terreni agricoli italiani, preferisce restino alle ortiche, piuttosto che contaminarli con l’odiato fotovoltaico, e se gli si fa notare che c’è una emergenza energetica in corso…

“Secondo i nostri studi, installare fotovoltaico sui tetti di case e industrie è più che sufficiente per il nostro fabbisogno”, dicono da Coldiretti.

Il fatto che quel tipo di installazione sia molto più cara che a terra, e che in nessun paese al mondo si cerchi di fare la transizione energetica solo sui tetti, non interessa a Coldiretti. Mentre l’associazione pare avere un’idea piuttosto originale sull’agrivoltaico.

“A noi pare sia solo una scusa per produrre energia elettrica incentivata sui terreni agricoli coltivando due zucchine o mettendo due pecorelle sotto i pannelli”, ci rivela D’Apote, seppellendo così anni di studi e sperimentazioni in tutta Europa, che hanno dimostrato come non solo l’agrivoltaico consenta di far convivere agricoltura e produzione elettrica solare, ma che in molti casi, grazie all’effetto di ombreggiamento mirato sulle piante in certi periodi, può anche far crescere i raccolti (si vedanoi molti esempi nel  mini-report di QualEnergia.it, ndr).

Insomma, ecco da dove arriva l’idea del 10%: da una concezione ottocentesca dell’agricoltura, con un’idea quasi mistica del terreno agricolo e diffidente di ogni possibile cambiamento.

Per avere un parere un po’ più da XXI secolo, abbiamo chiesto lumi alla seconda più importante associazione agricola italiana, Confagricoltura, nella persona della sua responsabile energia e clima, Roberta Papili.

“Noi siamo sempre stati contrari a questo genere di limitazioni, in quanto vediamo il fotovoltaico come una grande occasione per dare reddito agli agricoltori, che oggi sono quasi tutti in gravi difficoltà economiche. Siamo convinti che dove l’agricoltura è di alta qualità e redditizia, nessuno la trasformerà mai in distese di pannelli, mentre questi possono essere di aiuto dove è più povera, magari occupando i terreni più marginali e improduttivi”, ci ha detto Roberta Papili.

Il cambiamento contenuto nel decreto del primo marzo, per Confagricoltura, da una parte è positivo, perché apre la porta per la prima volta all’accesso agli incentivi degli impianti a terra, prima del tutto esclusi.

“Il limite del 10% per azienda agricole è certo poco, ma bisogna anche vedere come verrà declinato nel regolamento attuativo: considererà solo l’area ombreggiata dai pannelli, o l’intero campo in cui i pannelli sono ospitati? Si potranno coordinare diverse aziende per ottenere impianti più grandi? Non si sa ancora”, ci dice Papili, che concorda però che estendere questo limite all’agrivoltaico, quando fatto bene e controllato, è un’assurdità.

In ogni caso questi limiti danneggiano poco il FV a terra convenzionale, che è ormai competitivo sulla grande scala, e può benissimo sopravvivere senza incentivi: i suoi problemi derivano soprattutto dalle lungaggini autorizzative e dai veti di Regioni e Sopraintendenze.

“Il vero disastro di questo decreto è piuttosto per l’agrivoltaico che essendo una tecnologia nuova è costosa, può avere ancora bisogno di incentivi, soprattutto se a installarlo è l’agricoltore stesso che spesso non ha i capitali da anticipare: nessuno glieli presterà se può creare solo piccoli impianti sul 10% del suo terreno”, dice Miglietta.

“A questo proposito sarà cruciale capire cosa si intenda con quel limite: l’agrivoltaico è anche montato su alti pali, intorno ai quali si può lavorare, per cui la fascia che impedisce la coltivazione è molto ridotta, circa il 2% del terreno. Se per il calcolo del 10% si considererà solo quella stretta striscia, il danno sarà contenuto, ma se si considererà tutto il campo che ospita l’impianto, allora si limiterà fortemente lo sviluppo di queste tecnologie in Italia”.

Queste tecnologie potrebbero essere win-win, in grado, se non ostacolate, di creare una nuova industria nel nostro paese e rivoluzionare la nostra agricoltura.

“Ma certo, perché l’agrivoltaico funziona particolarmente bene proprio dove c’è molto sole e rischio di siccità, quindi in tutta l’Italia centro-meridionale: in quelle condizioni, grazie all’inseguimento solare e ai moduli bifacciali, può produrre il 30-40% in più di elettricità del FV convenzionale, a parità di superficie, e può anche aiutare le piante a crescere, riducendo calore e perdita d’acqua”, dice Miglietta.

“Per esempio al sud non si riesce a piantare foraggio in estate, ma con l’agrivoltaico si potrà fare. In più questa tecnica consente agli agricoltori di fare il loro lavoro, e incassare qualche migliaio di euro per ettaro con l’affitto per gli impianti, riducendo così il rischio degli sbalzi dei prezzi agricoli. Dovremmo accoglierlo a braccia aperte e non cercare di bloccarlo”, dice Miglietta.

Però, come si è visto, c’è chi non si fida di queste tecnologie…

“È una posizione assurda, funzionano benissimo, sia per vari tipi di agricoltura, che per l’allevamento: anche qui, come con la pandemia, ascoltiamo la scienza. E comunque basta poco per assicurarsi che l’agrivoltaico permetta la coltivazione: lasciate che l’azienda ne installi quanto vuole, ma con la clausola che in quei campi deve continuare a produrre almeno l’80% del raccolto di prima dell’impianto. Se non ce la fa, perde gli incentivi”, dice l’agronomo del Cnr.

Però pare che anche per l’agrivoltaico la battaglia di chi vuole ostacolare in ogni modo la produzione di energia solare a terra in Italia andrà poco lontano.

“Non solo vogliono investire in questa tecnica centinaia di agricoltori, ma ci sono anche grandi aziende energetiche che vogliono farlo, sicure di rientrare anche senza aiuti statali. Edf, per esempio, vorrebbe spendere 50 milioni di euro in Italia, per installare agrivoltaico su 70 ettari. Come si vede a questa grande scala il costo già non è tanto più alto del FV convenzionale e la maggiore produttività lo renderebbe anche più redditizio”, conclude Miglietta.

E anche in Sicilia il gruppo Falck intende realizzare grandi impianti di questo tipo, senza incentivi.

Insomma, alla lunga le anacronistiche battaglie di retroguardia per espellere, a prescindere, il FV dalle campagne italiane, pare siano destinate a non avere successo, e forse anche alla luce delle modifiche e integrazioni degli articoli 9 e 41 della Costituzione, con cui è stato valorizzato l’ambiente come un bene “costituzionalmente” tutelato.

 

link: https://www.qualenergia.it/articoli/fotovoltaico-assurdita-agrovoltaico-in-modica-quantita/

Ne vogliamo parlare?

Link to post
Share on other sites
  • 4 weeks later...
  • 1 month later...

Agrivoltaico: impatti su natura e colture secondo una ricerca Enel Green Power

Da Intersolar una breve video-intervista a Miriam Di Blasi, responsabile Ambiente, Impatti e Mitigazione di Enel Green Power sui principali risultati di una ricerca condotta per il FV su diverse colture, in vari climi e con differenti sistemi di montaggio.

Cover_intervista.jpg
  
 

Nelle coltivazioni orticole, la convivenza con il fotovoltaico può aumentare la resa della coltura anche del 60%, oltre a dare benefici per la biodiversità.

Questo uno dei risultati di una ricerca condotta da Enel Green Power, in vari climi, con diversi sistemi di montaggio e diverse colture, per valutare gli impatti dei sistemi agrivoltaici sull’agricoltura e sulla biodiversità.

Ne abbiamo parlato a Intersolar di Monaco con Miriam Di Blasi, responsabile Ambiente, Impatti e Mitigazione di Enel Green Power:

 

La ricerca di Enel, ricordiamo, è stata utile anche al recente studio dell’Università della Tuscia, al quale ha collaborato la stessa Di Blasi, del quale avevamo parlato di recente. Un documento utile per scegliere la coltura e/o il sistema di allevamento in funzione del design impiantistico dell’impianto fotovoltaico, che variano a seconda della tipologia di pannello utilizzato (altezza da terra, caratteristiche, inseguitore).

Quanto alle colture, lo studio della Tuscia indica come non adatte le piante con un elevato fabbisogno di luce, come ad esempio frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole, cavolo rosso, cavolo cappuccio, miglio, zucca. In questi casi anche modeste densità di copertura determinano una forte riduzione della resa.

Vanno invece d’accordo con il FV colture in cui un’ombreggiatura moderata non ha quasi alcun effetto sulle rese, come segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio, tabacco.

Come spiega anche Di Blasi, lo studio cataloga poi come adatte all’agrivoltaico varie orticole come cipolle, fagioli, cetrioli, zucchine oltre a colture per le quali l’ombreggiatura ha effetti positivi sulle rese quantitative, come patata, luppolo, spinaci, insalata, fave, agrumi.

Oltre alla tolleranza alla riduzione della radiazione per la copertura fotovoltaica, spiega lo studio, le colture devono essere scelte in base ad altri parametri, come ad esempio la distribuzione spaziale e la stagionalità: colture a sviluppo primaverile-estivo con moderate esigenze di radiazione sono quelle che meglio si adattano all’agrofv.

Link to post
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

×
×
  • Create New...