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Come sicuramente molti di voi sapranno l'apertura di un laboratorio aziendale per la trasformazione dei prodotti agricoli, comporta molti obblighi fra cui quelli sanitari.

Essi sicuramente rivestono un aspetto importante in quanto se da un lato devono tutelare i successivi consumatori dei prodotti trasformati, dall'altro rivestono un importante voce di spesa per l'azienda agricola che si impegna a realizzare un opificio grande o piccolo che sia e non solo per i costi per materiali e macchinari, ma anche per quelli da considerare come indiretti dovuti al disbrigo di pratiche burocratiche che a volte mettono a dura prova non solo le tasche ma anche e di più la pazienza dei richiedenti.

 

Di seguito per iniziare a inoltrarci nell'argomento ecco alcune info relative all'argomento che sto aprendo

 

http://www.sportelloimpresa.it/repository/Pubblicazioni/5.2_Autorizzazione%20sanitaria.pdf

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dopo aver superato da qualche anno questo punto, e aver speso tanti soldoni per adeguare locali e attrezzature per la trasformazione del latte, con relative autorizzazioni asl, oggi devo chiudere il mio spaccio aziendale, perchè il comune in cui si trova mi chiede l'agibilità commerciale, sto ancora pagando le atrezzature, sto pagando l'affitto del locale, e non posso riaprire la mia attività stagionale perchè il comune mi mette sullo stesso piano di qualunque attività commerciale...che paese di me*da quello in cui viviamo bisogna essere ladri e corrotti se no non si conta un caxxo........scusate lo sfogo

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ma siete sicuri che occorrano tutti sti balzelli? avevo sentito dire che per i produttori agricoli che vendono direttamente non si applicano le norme del commercio..non vale anche per l'autorizzazione sanitaria? mi sembrava bastasse un'autocertificazione di essere a norma. boh

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no non è così, ne troppo complicato ma neanche così semplice, l'autorizzazione sanitaria serve a chi trasforma, nel mio caso il latte, o meglio serve a garantire che il processo trasformazione o manipolazione avviene in locali idonei con atrezzature idonee, che acqua e scarichi sono ok ecc. se poi il prodotto lo vendi li nessun problema, se vai altrove ad aprire uno spaccio aziendale ti devi attenere ai regolamenti comunali, nel mio caso sono messo alla pari di qualunque attività commerciale

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Ciao pastore, ma non puoi allora vare vendita ambulante? così ti metti al riparo da questa angherie?

 

Hai provato a chiedere?

Il magazzino lo tieni dove trasformi e ti iscrivi come venditore ambulante...

 

o no?

 

Ciao

ALex

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ciao il post era del marzo scorso, così ho dovuto fare: mod. duap all'ufficio suap del comune , vendita ambulante su suolo privato ma ho dovuto acquistare un furgone negozio attrezzato ....se avessi potuto tornare indietro avrei rinunciato....ciao

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Cercando ho trovato il testo che allego sul sito della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) relativo alle autorizzazioni sanitarie

 

Il laboratorio polifunzionale per la trasformazione dei prodotti di fattoria

 

 

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Come deve essere il laboratorio Nelle piccole aziende agricole abruzzesi, le lavorazioni dei prodotti vengono compiute a livello familiare ed a carattere stagionale, inoltre quasi sempre si trasformano diverse categorie di prodotti in quantità non rilevanti, ad esempio: il miele, gli ortaggi o la frutta, i legumi o le erbe officinali. Nella maggior parte dei casi il prodotto viene venduto direttamente in azienda o in piccoli mercatini o nelle fiere comunali. Fatte queste considerazioni si può affermare che il laboratorio può essere costituito da:

 

una sala di lavorazione di adeguata ampiezza in relazione alle quantità trattate. In questa sala possono essere trasformati prodotti di origine diversa, purché in momenti nettamente distinti ed avendo cura di lavare e disinfettare macchinari ed attrezzature fra una lavorazione e quella successiva. La sala deve essere rivestita di materiale lavabile sino ad una altezza di due metri. Per materiale lavabile si intende la vernice lavabile oppure la piastrellatura, fatto salvo il caso che l'imprenditore non dimostri di utilizzare in modo appropriato altri tipi di rivestimenti ( ad esempio pietra e mattoni trattati con un impermealizzante atossico).Vi deve essere una sufficiente ventilazione ed illuminazione naturale, un lavabo con acqua corrente con rubinetto a pedale e dispositivi antimosche alle finestre ed alle porte. Il rivestimento in materiale lavabile non è obbligatorio per cantine e sale di stagionatura di formaggi e salumi o di altri prodotti. Spesso infatti, in tali locali, le pareti sono in mattoni o in pietra. In generale si può affermare che l'obbligo di utilizzare materiale lavabile per pareti e pavimenti, benché giustificato, dovrebbe essere prescritto esclusivamente per gli ambienti dove effettivamente avviene la lavorazione vera e propria e comunque in relazione alla natura specifica del prodotto.

 

un bagno con antibagno. Il bagno deve essere dotato di tazza e lavabo. Nell'antibagno può essere sistemato un armadietto ove riporre gli indumenti di lavoro e che funge da spogliatoio. In questo modo si elimina la necessità di destinare un apposito locale a questa funzione. Nella dimensione della piccola fattoria dove normalmente non si utilizza personale esterno, non si ravvede la necessità di costruire due bagni, uno per le donne ed uno per gli uomini, provvedimento che in una piccola fattoria familiare sembra inutile e penalizzante. In alcuni casi si può anche chiedere ed ottenere di utilizzare il bagno dell'abitazione, purché esso sia sito nei pressi del locale di lavorazione. In tal caso, nella sala di lavorazione vanno previsti due lavabi, di cui uno destinato al lavaggio esclusivo delle mani;

 

un locale per il deposito delle materie prime e dei materiali da imballaggio e confezionamento. Il deposito delle materie prime può anche essere attuato nella sala di lavorazione, soprattutto qualora si dimostri che i prodotti vengono subito posti in lavorazione o stoccati per brevissimi tempi e quindi, in definitiva, destinare un apposito locale a deposito di materie prime è soprattutto una scelta dettata dall'opportunità e dalla convenienza, piuttosto che un obbligo di legge. In ogni caso le materie prime devono entrare nella sala di lavorazione o nel locale deposito, da un apposito ingresso, ove nei pressi deve essere sistemata l'area di mondatura, pulitura e lavaggio;

 

un locale per il deposito dei prodotti finiti, che di solito nella piccola fattoria è una dispensa o una sala di stagionatura.

 

 

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Il laboratorio monolocale.

 

In ogni caso è bene specificare che l'autorità sanitaria può concedere, su specifica richiesta da parte dell'interessato, citando l'art. 28 del Dpr 327/80, che i locali indicati possano essere riuniti in un unico locale di adeguata ampiezza. In sostanza si tratta di una deroga molto importante, poiché risponde in pieno alle esigenze delle piccole fattorie. In questo caso avremo un laboratorio composto da un unico locale che risponde comunque alle caratteristiche di igiene già viste e dotato eventualmente di bagno con antibagno, sempre che non si ottenga di utilizzare il bagno della civile abitazione. Un laboratorio monolocale dunque e polifunzionale e cioè dove possono essere trasformati prodotti diversi in tempi nettamente distinti Su quest'ultimo punto necessita un chiarimento. I prodotti agricoli alimentari vengono distinti in due principali generi merceologici e cioè in prodotti di origine vegetale e prodotti di origine animale. Le autorità sanitarie tendono a concedere autorizzazioni che non prevedano commistioni tra i due generi merceologici. Tuttavia nella dimensione della piccola fattoria le lavorazioni sono stagionali e quindi i tempi di lavorazione sono completamente diversi tra una lavorazione e l'altra e dunque la deroga appare pienamente accettabile e rispondente al buon senso.

 

 

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La domanda di autorizzazione igienico-sanitaria.

 

L'autorizzazione sanitaria è concessa su domanda al Sindaco ai sensi dell'art. 2 della L.283/62. Alla domanda, attestante che l'interessato svolge attività agricola, si deve allegare: - una planimetria in tre copie con l'indicazione della destinazione d'uso dei locali; - una relazione tecnica che contenga: una breve descrizione dell'attività in oggetto (bisogna cioè citare i prodotti che si vogliono trasformare); la copia del libretto sanitario del personale che effettuerà le lavorazioni, una breve descrizione dei locali, degli attrezzi e delle apparecchiature; il tipo di approvvigionamento idrico (in tal caso la potabilità si ritiene presunta se esiste l'allaccio alla rete pubblica; il sistema di smaltimento dei rifiuti (nella maggior parte delle piccole lavorazioni agricole i rifiuti possono essere compostati o smaltiti nel letamaio); il sistema di smaltimento dei reflui (nel caso delle lavorazioni citate, le acque reflue di lavorazione possono avere utilizzazioni agronomiche o compostate -lavorazione olio- o smaltite in appositi pozzetti di tipo imohf o se hanno caratteristiche assimilabili agli scarichi civili, possono essere immesse nella pubblica fognatura o destinate all'alimentazione di suini -siero del formaggio).

 

 

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Aspetti di prevenzione igienica per la corretta conservazione dei prodotti.

 

Le azioni preventive sono molto importanti per ridurre o scongiurare la presenza di microbi dannosi. In primo luogo gli ambienti di lavorazione devono essere puliti e non infestati da insetti e roditori, portatori della maggior parte dei microbi dannosi. Molto importante è l'igiene personale, il lavaggio accurato delle mani, l'assenza di malattie infettive nel personale che compie le lavorazioni, il lavaggio e le disinfezione dei materiali e delle attrezzature di lavorazione. Altrettanto importante è utilizzare prodotti freschi, non contaminati da agenti chimici,(residui di trattamenti, metalli) fisici (terra, polvere, sudiciume) e biologici. Nella piccola fattoria e nelle preparazioni casalinghe assume un particolare rilievo il fatto che possono essere utilizzati prodotti freschi e quindi, si presume con un minor rischio di contaminazione. Allo stesso tempo si evita il pericolo costituito da conservanti di natura chimica o contaminazioni intervenute durante la fase della prima conservazione, oltre ad avere alimenti con un più alto carico nutrizionale.

 

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Ciao, non credo che tu rientra fra le comuni attività commerciali. A tal proposito leggi D.M. 20 Novembre 2007.

 

 

 

dopo aver superato da qualche anno questo punto, e aver speso tanti soldoni per adeguare locali e attrezzature per la trasformazione del latte, con relative autorizzazioni asl, oggi devo chiudere il mio spaccio aziendale, perchè il comune in cui si trova mi chiede l'agibilità commerciale, sto ancora pagando le atrezzature, sto pagando l'affitto del locale, e non posso riaprire la mia attività stagionale perchè il comune mi mette sullo stesso piano di qualunque attività commerciale...che paese di me*da quello in cui viviamo bisogna essere ladri e corrotti se no non si conta un caxxo........scusate lo sfogo

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Ciao, non credo che tu rientra fra le comuni attività commerciali. A tal proposito leggi D.M. 20 Novembre 2007.

 

aggiorno dopo quasi due anni questo post, come dicevo nel 2011, il 2012 non ho potuto aprire il mio spaccio aziendale, non potevo fare altro se non farlo in modo abusivo, non è che mi classificano come qualunque attività commerciale, ma richiedono che il locale abbia l'agibilità commerciale, siccome nessuno trasforma un pezzo di casa o di qualunque altro fabbricato in locale commerciale ho gettato la spugna

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mi inserisco nella discussione illustrandovi il mio caso:

Io ho un azienda agricola che da zootecnica ho trasformato anche in cerealicola. La mia idea era quella di coltivare determinati tipi di cereali, trasformali in azienda e venderli al dettaglio direttamente sul territorio.

A livello burocratico la prima mossa è stata quella di parlare e chiedere informazioni all'USL dipartimento sanità alimenti su come mi dovevo muovere per realizzare all'interno della mia struttura un laboratorio di trasformazione e un locale di stoccaggio materie prime ricavandoli dal fienile al terzo piano della mia struttura. Nella progettazione del tutto preciso il fatto che al piano di sotto vi è del bestiame (stalla) e per loro, definendo alcuni accorgimenti, non ci sono particolari problemi.

Abbiamo tenuto conto quindi delle disposizione del Reg. C.E. 852/2004 nella stesura degli elaborati in modo che tutti i passaggi lavorativi e le lavorazioni stesse si svolgessero in norma.

15 giorni fa consegno la SCIA che mi è stata preparata dal mio progettista all'ufficio tecnico comunale e fin qui tutto ok. Ovviamente io tutto felice e per anticipare un pò i tempi visto che ho gia i prodotti pronti per essere trasformati e venduti ma non posso ancora farlo dato che non avendo i locali non sono in regola, inizio a comprarmi il materiale e definisco un mutuo con la banca che tra l'altro mi è stato deliberato oggi.

Venerdi scorso mi arriva la comunicazione dal comune dicendomi che la mia pratica è bloccata in quanto mancano degli allegati alla SCIA. In effetti il progettista si era "solo" dimenticato il nullaosta dell'ufficiale sanitario!

Bene, dato l'errore telefono di persona all'ufficiale sanitario per prendere un appuntamento e qui mi cade la mandibola a terra.. Secondo lui un laboratorio non puo essere realizzato al di sopra di una stalla in quanto le due cose non possono coesistere assieme nella stessa struttura. Le chiedo quindi come fanno tutti coloro che hanno una casera all'interno della propria azienda e li mi spiega che il mio problema è solo perchè lo faccio al piano di sopra quindi l'umidità e gli odori (ovviamente non c'è nulla di tutto questo) interferiscono con la trasformazione di prodotti agricoli e sto benedetto nullaosta lei non me lo da a meno che io non costruisca un'altra struttura affiancata (dice poco)!!

Al momento ho gia riparlato con il dipartimento sanità degli alimenti e appunto per loro non ci sono problemi mentre per l'ufficiale sanitario ho appuntamento la settimana prossima dove proverò a cavarmela inserendo una ventilazione controllata aspirando dell'aria "pura" ad una 30ina di metri di distanza mediante una tubazione e applicando delle guaine impermeabilizzanti sulla soletta.

Fatto sta che per ora mi ritrovo con l'attività bloccata, tempi stretti per concludere i lavori entro fine anno e prendere due contributi miseri sulle attrezzature, un mutuo di 30 mila euro deliberato e gran parte del materiale già comprato...!!

Ma secondo voi a senso??

Qualcuno ha per caso vissuto o sentito casi simili?

Grazie!

Edited by NH90

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ma nel caso di labotarorio per la produzione di zafferano, parlo di 4-5 etti di spezia finita è possibile utilizzare il bagno dell'abitazione?perchè spendere soldi per fare bagno e antibagno nel magazzino, quando c'è già un bagno a 15 m mi sembra ridicolo.

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Salve, vorrei aprire una piccola cantina per la trasformazione dell mie uve, qualcuno di voi sa a che norme igienico sanitarie sono soggette le cantine? Grazie.

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scusate se forse non è la discussione adatta, è da un pò di tempo che mi passa per la testa di prendere una macchina che confeziona legumi quindi ceci,fagioli,lenticchie ecc.. di produrre le materie prime,confezionarle e poi andare a venderle ai negozi o anche ai privati se capita, secondo voi potrebbe funzionare come idea?

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L idea è passata per la testa anche a me e credo che potrebbe funzionare però il problema è che alla fine tra macchine per la pulizia dei legumi insacchettatrice ecc.. La spesa diventa un tantino alta.

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io vorrei fare saponi olii e creme con le erfbe aromatiche che coltivo, qualcuno sa se è consentita la trasformazione inprodotti non commestibili? quali sono le regole? i parametri del laboratorio? ci vuole un titolo distudio?

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Per il laboratorio dovresti andare a chiedere alla ASL di riferimento del tuo comune.

Il problema di saponi, creme e simili è che rientra nei prodotti di cosmetica e non è un mondo semplice.

Spesso è più facile produrre la materia prima e rivolgersi a terzisti con laboratori accreditati che ti ridanno il prodotto finito.

 

 

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