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Inserite nel piano di rotazione colturale anche coltivazioni per il sovescio?

Io è un paio di anni che alterno il grano tenero al lupino, ancora presto per fare "bilanci" ma pare che nelle nostre terre per dare rotazione al grano ci siano ben poche alternative......

Edited by SteManto
ho sbagliato il titolo!!!
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  • 2 weeks later...
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La senape migliore a mio avviso è la cabri, Ciclo precoce, geliva, buona quantità di biomassa. Subito dopo c’è l’octopus che è leggermente più tardiva ma ha molte ramificazioni laterali delle radici.

Il professor Bartolini è sul libro paga Kverneland, che punta molto sulla minima........ A pensar male si fa peccato, ma.......

Inutile leggere i suoi articoli, è al pari di Mastrota pure lui pagato per vendere le seminatrici...

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Bene ottimo argomento. Approfittiamone per fare un po' di chiarezza in merito e per dare alcune indicazioni sul sovescio.

 

Credo sia superfluo indicare cosa sia il sovescio, ma nel caso qualcuno non lo sapesse, possiamo riassumere molto brevemente dicendo che è una pratica agronomica, consistente nel coltivare una specie erbacea, principalmente leguminose o graminacee, per poi interrarla. A seconda della specie adottata si avrà un risultato diverso.

Obiettivo primario è sempre quello di apportare fertilità al terreno, ma non sono da meno anche molti altri benefici che un sovescio apporta, come l'azione erbicida, il contenimento dell'erosione, la conservazione od il miglioramento della struttura ecc.

Molto indicativamente possiamo affermare che:

 

  • Leguminose: grazie all'attività azotofissatrice, consentono un'apporto di N nel terreno, specie se con apprato radicale profondo. Hanno poco apporto di Sostanza organica (S.O.), in quanto interrandole in fioritura o pre-fioritura, sono costituite da una biomassa composta dal 70-80 % d'acqua.
  • Graminacee: a differenza delle leguminose, sono ricche di fibra (cellulosa ecc) ed in tempi più lunghi forniranno materiale per la formazione di S.O. e Humus.

 

Quanto N può produrre un determinato sovescio ?

 

Occorre partire dal dato si sostanza fresca prodotta, ovvero la biomassa sintetizzata dalla pianta; da essa calcolare la sostanza secca; infine convertire questo dato in unità di N.

Per convertire il valore di S.S. di in N, si deve dividere per 6,25. Questo fattore è ottenuto calcolando che mediamente il contenuto proteico è formato da circa 1/6 di N. Indi per cui 100g di proteine/16g di N = 6,25.

 

Il risultato di un sovescio è comunque da considerarsi un intervento ammendante e non fertilizzante. Come sappiano l'ammendante principe è il letame, pertanto sarebbe lecito chiedersi a quanto letame corrisponde un sovescio.

 

Quanto Humus può produrre un sovescio

 

L'umificazione è un processo che porta alla trasformazione della S.O. dei tessuti vegetali in una forma stabile, chiamata appunto Humus. La sua composizione è estremamente variabile e di difficile analisi analitica.

Una buona umificazione si ha quando si parte da materiale organico di provenienza diversa ed eterogeneo. Questo per avere popolazione microbica estremamente variabile, che ricordiamo essere la principale artefice della decomposizione della S.O.

 

Il coefficiente isoumico K1 esprime la resa in Humus della sostanza organica tal quale. Questo valore può essere molto basso partendo da un 10-20% delle paglie, fino ad arrivare ad un 50% del letame maturo.

 

Il rapporto C/N

 

A questo punto è bene anche introdurre il rapporto C/N. Questo valore infatti esprime la "convenienza" o meno di un sovescio, e più in generale, indica il bilancio dell'N quando si va ad interrare una massa vegetale. Sia essa derivante da sovescio che da residuo colturale.

Come è noto i microrganismi responsabili della degradazione della S.O. utilizzano l'azoto e il carbonio contenuto in essa, per trarne energia e costruire proteine necessarie al loro sviluppo.

 

Generalmente i batteri mediamente necessitano per fini metabolici, di 30 parti di C e 1 parte di N, il rapporto ideale della S.O. (sost. organica) quindi sarebbe 30.

 

Esempio

 

Nella paglie in generale (quindi nel materiale prodotto da graminacee), abbiamo generalmente un C/N > 30.

In questo caso i batteri si trovano ad esaurire l'azoto contenuto nella S.O. prima di aver finito il C.

Pertanto iniziano ad utilizzare quello del terreno.

In un sovescio di legumisose invece abbiamo un C/N

In questo caso l'N è in esubero rispetto alle necessità di degradazione del C e pertanto rimane disponibile nel terreno.

Ad esempio la pollina ha un C/N basso, e il rilascio di N può arrivare all' 80% del totale.

 

C'è comunque da dire che l'N eventualmente "rubato" dai batteri, è solo momentaneamente reso indisponibile, in quanto alla morte degli stessi viene nuovamente reso al terreno. Infatti le stesse pareti cellulari ed i contenuti vacuolari sono costituite da componenti proteiche e cellulosiche che torneranno di nuovo in ciclo.

 

Vediamo quindi di dare qualche numero

 

Contenuto di S.fresca e S.S.

 

t3561_immagine1tz8.png

 

Coefficiente K1

 

t3566_Workbook1.jpg

 

 

A breve vedrò di trattare il K2, ovvero il coefficiente di mineralizzazione. Ovvero se come abbiamo detto l'Humus è una forma stabile della S.O. che rilascia lentamente N, vedremo come calcolare questo dato.

Sarà mia cura inserire anche qualche esempio pratico come modello...perchè a voi alla fine è questo che interessa vero ? :perfido::asd:

Edited by Mapomac
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Coefficiente di mineralizazione

 

Come detto in precedenza l'Humus presente nel terreno può essere rinnovato ed in alcuni casi aumentato con l'ausilio di sovesci di graminacee ed ovviamente con l'apporto diretto di S.O. e di letame o compost.

L'Humus presente nel terreno non è però fisso, infatti è costantemente degradato in forme minerali dei singoli elementi.

 

La quantità annualmente "distrutta" viene definita con il K2, ovvero il coefficiente di mineralizzazione. Esso varia tra 1 e 2,5 %. La variabilità del dato è data da diversi fattori, su tutti prevale il terreno.

E' un dato sperimentale, quindi la sua veridicità è da ricercare nelle numerose prove sperimentali.

 

In Italia si ha un K2 di:

 

[table]1,8 % nei terreni pesanti

2% nei terreni di medio impasto

2,2 - 2,5 nei terreni sabbiosi[/table]Come calcolare quanto humus viene mineralizzato in un anno ?

 

Diamo qualche dato ipotetico: terreno di medio impasto

densità 1,25g/cm3

strato lavorato 30 cm

S.O. da analisi 2,3%

K2 1,95%

 

Massa totale

 

1 cm3 = 1,25 g

pertanto se un m3 = 1000 L ed un L = 1000 cm3

1,25 *1.000.000 = 1.250.000 g = 1250 Kg = 1,25 t/m3

10.000 m2/ha * 0,30 cm = 3000 m3

3000 * 1,25 = 3750 t/ha di terreno interessato al calcolo

 

Humus totale

 

3750 * 2 % = 75 t

 

Humus degradato annualmente

 

75 * 1,95% = 1,463 t/anno

 

Come rimediare a ciò ? Cosa e quanta biomassa interrare per ripristinare l'Humus mineralizzato ?

 

Il calcolo più facile è con il letame, specie se maturo (il cosiddetto burro nero). Come si può vedere in tabella il K1 di un letame bovino è di 30%, la S.S. di 22%.

Una t di letame contiene pertanto 220 Kg di S.S.

Moltiplicando quindi questa per il K1 si avra: 200 * 30 % = 66 Kg di Humus prodotto.

 

Se la perdita è di 1, 463 t/anno, ovvero 1436 Kg, saranno sufficienti 1436 / 66 = 21,75 t di letame.

 

Questo dato va ovviamente ponderato con l'apporto di Humus di eventuali scarti e residui colturali.

 

Ricordo inoltre come tutti i dati riportati in tabella siano quasi tutti di origine esclusivamente sperimentale. Nella letteratura, potrete sicuramente trovare differenze.

 

t3841_Immagine1.png t3842_Immagine2.png t3843_Immagine3.png

 

 

t3844_Immagine4.png t3845_Immagine5.png t3846_tab9.jpg

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diciamo che alla fine molti terreni con questa tecnica si potrebbero migliorare alterando un cereale autunno vernino (per esempio) ad un sovescio, molto utile su terreni poco produttivi.

 

In caso farò una prova seppure senza molti conti (non sono mica mapomac) , tra sfalcio e sovescio , vediamo che si vedrà....anche se approssimativo e gia qualcosa.

Interessante la teoria ma mapomac tu fai pure la pratica?

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io adotto la tecnica del sovescio prima di trapiantare il tabacco...infatti nei terreni dove andrà il tabacco dopo una bella aratura semino il favino che poi trincerò subito prima della preparazione del terreno per la nuova cultura....

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Interessante la teoria ma mapomac tu fai pure la pratica?

 

Effettivamente faccio fatica a riscontrare il favore di qualcuno che vuole fare prove.

Ma comunque non mancano !

Principalmente nella mia zona, il sovescio principale è rappresentato dal rafano.

 

Alla luce però di quanto detto, e vedendo come sia sempre più frequente il ristoppio di grano, io vedo bene un sovescio estivo per contenere le infestanti, e fertilizzare il terreno.

Tu Conte lo faresti ?

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sovescio estivo?:cheazz::cheazz: da noi in estate, neanche crescono le malerbe se non si irriga il terreno; lo vedo molto difficile. semmai, potrebbe essere interessante fare un soveglio autunno-invernale, sempre che in un così breve arco di tempo si riesca a produrre una adeguata copertura vegetale, prima di effettuare una minima lavorazione per la semina successiva.

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  • 3 weeks later...
Effettivamente faccio fatica a riscontrare il favore di qualcuno che vuole fare prove.

Ma comunque non mancano !

Principalmente nella mia zona, il sovescio principale è rappresentato dal rafano.

 

Alla luce però di quanto detto, e vedendo come sia sempre più frequente il ristoppio di grano, io vedo bene un sovescio estivo per contenere le infestanti, e fertilizzare il terreno.

Tu Conte lo faresti ?

 

 

io lo farei , di solito nella mia zona non ho particolari problemi di pioggie.....

farei però anche una prova prima di seminare .....proprio come dice il giuba....

 

vabbè ma ormai io faccio campo sperimentale, farò grano su sodo, sovescio ,faccio già rotazioni con leguminose(Veccia o favino).....proverò anche questi.....

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Il problema maggiore delle colture intercalari estive è che si possono anche seminare ma soprattutto al sud se non piove non nascono fino alle prime piogge di settembre e quindi sono soldi buttati.

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nella mia zona , si trasemina il trifoglio incarnato nel grano , per poi fare uno sfalcio a fieno durante l'estate , e un sovescio in primavera prima della semina del mais.

 

alcuni anni fa , quando la prima direttiva nitrati imponeva la copertura vegetale con delle essenze che facevano da cover crops , e cattura ddell'azoto residuo per fre la monosuccessione di mais, mi avevano consigliato la facelia tanacifolia, spero dia verlo scritto giusto.

 

questa pianta ha 2 qualita molto interessanti , anche se non e' una leguminosa

1) non e' una infestante , come alcune crucifere, nel caso andasse a seme , con un diserbo qualsiasi s riesce a controlalre

2)e' netarifera, se uno ha delle api , e'una delel prime fioriture

 

A carretto di questo argomento ,da esperienze di agricoltori nella mia zona c'e anche da dire una cosa

 

il sovescio e' una ottima pratica agronomica, ma in terreni un po acidi , e con una produzione di biomassa elevata, puo temporaneamente acidificare ulteriormente il terreno , per cui alcuni prosfessosri di agraria, sopratutto nei sovesci di crucfere , consigliavano di trinciare il tutto , una settimana prima di arare il terreno, e perlomeno farla seccare un po.

 

domanda ma il rafano lo simette per limitare le popolazioni di insetti dannosi , o sbaglio?

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  • 5 months later...

visto che si parla anche di cover crops, ecco il prossimo attrezzo che arriverà in un cappanno verso ceppaiano, vero dj?

 

 

 

trattasi di macchina che abbatte e fa seccare la copertura cover crops meccanicamente, senza l'uso di prodotti chimici.

accoppiato frontalmente al trattore con il quale si effettua al semina permette di risparmiare un passaggio.

peccato che le realtà in italia dove potrebbe essere usato siano veramente limitate

 

qui

 

 

si vedono i risultati della copertura secca e della semina successiva su sodo

Edited by puntoluce
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  • 1 year later...

Salve a tutti, volevo chiedere un vostro parere e sapere che risultati ha dato nella vostra azienda questo tipo di coltivazione.

 

Premesso:

ho una azienda di 35 ha situata nella pianura padana con indirizzo cerealicolo e successione colturale secondo questo schema ripetuto, soja, frumento (con asportazione paglia), mais (con interramento stocchi). Nell'azienda lavoro solo io.

 

I terreni sono argillosi (45% argilla, 30% sabbia, 25% limo)

 

La tecnica colturale finora utilizzata è di tipo semi-tradizionale, con aratura a 35cm (solo dopo il mais), erpice a dischi (più volte durante l'inverno e primavera), erpice fisso per affinamento in presemina, mentre dopo il frumento e la soia, l'aratura è sostituita dalla ripuntatura a 40/45 cm di profondità.

Non c'è apporto di letame in quanto troppo costoso

 

Volevo cominciare a modificare la tecnica di coltivazione (inizialmente su un solo lotto per fare esperienza),

 

Le modifiche sono rivolte al ridurre la lavorazione 15/20 cm di profondità e inserimento di cover crop da sovesciare sempre sulla profondità di 15/20 cm.

 

L'obiettivo è l'aumento della sostanza organica (con conseguente riduzione delle concimazioni chimiche) e la riduzione degli interventi meccanici sia nella profondità, che nel numero in quanto la sostanza organica dovrebbe migliorare l'affinabilità del terreno argilloso.

 

La procedura che avevo pensato è la seguente: (tralascio le concimazioni)

 

OTTOBRE 2010: semina FRUMENTO / ORZO

FEBBRAIO 2011 : trasemina di trifoglio incarnato (35 € di spesa)

LUGLIO 2011: raccolta frumento con paglia lasciata in campo

SETTEMBRE 2011: a) trinciatura di paglia e trifoglio (che nel frattempo è cresciuto)

b) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

c) semina di cover crop (orzo autoprodotto + 30 kg veccia) (65/70 € spesa)

META' APRILE 2012 : a) trinciatura dell'orzo e della veccia

b) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

MAGGIO 2012: a) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

b) erpice + semina SOJA

c) diserbo pre emergenza + disseccante per i ricacci della cover crop

SETTEMBRE 2012: a) trebbiatura SOJA

b) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

eventualmente ripuntatore se c'è stato calpestamento con trebbiatura

c) semina di cover crop (orzo autoprodotto + 30 kg veccia)

INIZIO APRILE 2013 : a) trinciatura dell'orzo e della veccia

b) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

FINE APRILE 2013: a) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

b) erpice + semina MAIS

c) diserbo pre emergenza + disseccante per i ricacci della cover crop

OTTOBRE 2012: a) trebbiatura MAIS

b) lavorazione superficiale attraverso un combinato (grubber+dischi)

eventualmente ripuntatore se c'è stato calpestamento con trebbiatura

c) semina FRUMENTO / ORZO

 

Questa procedura comporta sicuramente un aumento dei costi a livello di interventi per la semina delle cover crop, nonché alla spesa per l'acquisto delle sementi di veccia (in quanto l'orzo viene autoprodotto)

Credo però che la spesa per le sementi di cover crop da sovesciare sia compensata con il ridotto utilizzo di concimi chimici, il maggior numero di interventi (per le semine delle cover crop e relative preparazioni del terreno e trinciature) possano compensare la riduzione dei costi per una lavorazione non profonda e meno faticosa per la maggiore affinabilità del terreno argilloso.

Di conseguenza però un aumento della fertilità e della capacità idrica , un miglioramento della struttura, possano nel medio periodo aumentare la produttività, che ne pensate ?

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perchè la soja a secondo racc, andrei a raccoglierla oltre il mais in pieno periodo delle piogge, ci ho già provato, e 1 volta su 2 devo lasciare la coltura in campo, oltre a pestare il terreno per pochi quintali

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Intanto per prima cosa benvenuto su Tractorum!

 

Per seconda cosa complimenti per aver deciso di intraprendere una prova di agricoltura conservativa e di riduzione di input nella tua azienda, cosa in Italia quanto mai rara. Te lo dice uno che crede molto nell'agricoltura conservativa, nella nostra azienda la attuiamo da anni con ottimi risultati ma che ancora spesso veniamo derisi.

 

La tua rotazione non fa una piega sia per scelta di colture sia per tempistica e inserimento delle cover crop. Dopo un paio di anni di praticantato se vedi che la tecnica ti piace, potresti cercare una seminatrice da sodo usata (con 6-8 mila e si trovano delle Gaspardo Directa da 3 metri), così da poter seminare su sodo sia le cover crop, sia in caso di mancanza di ruotate il grano e la soia, lasciando solo al mais la lavorazione principale di ripuntatura a 30 cm (chiaramente fatta prima della semina della cover crop).

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Grazie DJ RUDY, proprio del tuo parere avevo bisogno visto che guardando in giro sei tra i precursori ed i più esperti...

Ma a parte l'aspetto teorico,

1) avete conoscenze dirette di funzionamento di questa tecnica e successione?

2) avete consigli da darmi?

3) su terreni argillosi ed in zone piovose con facile calpestramento non è sconsigliabile la semina su sodo ?

4) l'interramento nei primi strati della s.o. non offre miglioramenti agronomici superiori rispetto al mantenerli in superficie ?

Edited by PSA75
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Grazie DJ RUDY, proprio del tuo parere avevo bisogno visto che guardando in giro sei tra i precursori ed i più esperti...

Ma a parte l'aspetto teorico,

1) avete conoscenze dirette di funzionamento di questa tecnica e successione?

2) avete consigli da darmi?

3) su terreni argillosi ed in zone piovose con facile calpestramento non è sconsigliabile la semina su sodo ?

4) l'interramento nei primi strati della s.o. non offre miglioramenti agronomici superiori rispetto al mantenerli in superficie ?

 

1) La tecnica delle cover crop è applicata in vari parti del mondo, all'Università di Pisa ci sono prove ventennali sia di sodo su sodo, sia di cover crop con risultati ottimi.

Lo scorso anno dove ho seminato il grano dove avevo fatto la cover crop di veccia per i girasoli, il era molto più verde in partenza tanto che ho risparmiato la prima nitratura a fine gennaio.

Con tale successione non ho esperienze dirette, ma per come è stata congeniata penso proprio che otterrai buoni risultati.

 

2) Nel materiale che ti ho mandato via mail ci sono vari consigli.

 

3) Il sodo si può applicare ai terreni argillosi soprattutto quelli autostrutturanti (che crepacciano d'estate). Se al momento della raccolta non si fanno grosse ruotate ecc, il sodo è indicatissimo anche sui terreni argillosi. Anzi secondo me se si ha la fortuna che il tempo assiste e sia quando si raccoglie sia al momento di seminare il terreno è in tempera, con la semina su sodo si compatta meno il terreno rispetto alla minima lavorazione dove i passaggi sono almeno 3 (grubber, rotante e semina), mentre con il sodo è un unico passaggio (quello dell'irroratrice non lo conto in quanto passa ogni 12-15 metri).

 

Quindi le volte che si può fare, il sodo è conveniente sia dal punto di vista della riduzione dei costi sia dal punto di vista della riduzione del compattamento del terreno. Dato che sei in condizioni difficili l'alternanza di minima lavorazione e sodo penso sia la cosa migliore, e progressivamente passare a quanto più sodo possibile.

Ad esempio tutte le cover crop che le semini a settembre dove di solito è difficile trovare terreno non in tempera potresti seminarle su sodo ottenendo ottimi risultati.

 

4) Senza interramento del residuo sui primi strati del terreno si crea in superficie sorta di pacciame costante, incrementando ulteriormente la strutturazione nel terreno e la capacità portante del terreno stesso (riduzione delle carreggiate in tutte le lavorazioni).

 

Un esempio di azienda contoterzi che crede in questo tipo di tecniche tanto da farne un baluardo anche nel proprio sito web è AgriVerde: Tecnologie

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Grazie Dj Rudi

 

Sia per la tua mail che la risposta sul forum

 

Purtroppo la semina sul sodo è per ora un miraggio per la mancanza di attrezzature quindi devo fare con quello che ho.

Per passare al sodo credo che prima devo imparare bene la minima lavorazione, (anche se escludendo l'aratura delle stoppie di mais, che tra l'altro ne faccio pochissimo), già sono abbastanza orientato in quella direzione.

 

 

Ho letto il materiale che gentilmente mi hai fornito, interessante, accurato e preciso, come tutte le ricerche tecnico scientifiche soffrono però del difetto “dell'ampliamento d'orizzonte”, o per dirla all'inglese “too info – no info”.

 

Tutti sappiamo che gli areali italiani sono molto diversificati ed è impossibile individuare una via comune per tutti , ne tantomeno dei “gruppi” di applicabilità.

 

Non voglio nemmeno toccare l'estremo punto in cui ogni azienda deve effettuare la “propria” sperimentazione con i materiali e i metodi di una Università o Centro ricerche.

 

Credo invece nella “via di mezzo” dove si uniscono le conoscenze ottenute dai Centri di Ricerca e la sperimentazione in campo che ogni agricoltore deve fare.

Questa “via ideale” si scontra però con i tempi, gli errori, ma soprattutto da difficoltà a creare veri confronti.

 

E' per questo motivo che apprezzo il forum di Tractorum, e stimo le persone che lo hanno fondato e tutti quelli che partecipano più o meno attivamente.

 

Credo anche nella naturale evoluzione del forum, dove lo scambio di idee ed esperienze sarà sempre più corroborato dalla condivisione delle sperimentazioni (nel senso più completo del termine).

 

Per condivisione intendo anche scambio di dati, numeri, prove, risultati, errori e conclusioni, di modo che ognuno di noi possa incrementare il proprio bagaglio di conoscenze, oltre a ricevere analisi sul lavoro svolto prive di conflitto di interessi.

 

Quindi rivolgo a tutti l'invito a fare come Dj Rudi e gli altri “attivisti”, a continuare nel provare sulla propria azienda e condividere tutte le informazioni possibili.

 

 

Perciò tornando al concetto della cover crop ed al fatto che tu non ne hai esperienza diretta, ben venga, quindi possiamo fare una piccola sperimentazione “in diretta” sul forum di modo che tutti possano inserire consigli e analizzare i risultati.

 

 

Quesito n.1:

Nel piano di rotazione indicato al post 13, dopo qualche ulteriore ragionamento, mi sembra eccessiva la presenza di frumento sia come coltura principale che come cover crop,

in un ottica di riduzione dell'inoculo di fusarium pensavo di sostituire in modo alternato la cover crop di frumento/orzo con la colza che ne dite?

Inoltre per questioni di praticità dopo il mais evitare il frumento ed inserire di nuovo soja, quindi “fumento-soia-mais-soia-frumento...”

 

Quesito n.2

la semente di colza trebbiata a giugno/luglio, può essere utilizzata per la semina della cover crop ? (l'aspetto è il costo visto che on 100kg di colza ci semino 10 ettari ad un costo di 3 o 4 € a ettaro.)

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Per prima cosa grazie per i complimenti a nome di tutto lo staff.

 

La mia esperienza con le cover crop (in particolare solo veccia pura) è di 2 anni, e quest'anno sarà il terzo, posso solo dire che danno solo vantaggi, gli unici svantaggi sono il costo delle lavorazioni, e del seme (che se uno si autoproduce tale voce cala vistosamente).

 

Vista la ripetuta minima lavorazione, (quindi con l'interramento parziale delle stoppie di grano) sicuramente l'incremento del numero di anni tra un grano e l'altro può aiutare ad avere meno problemi fitosanitari e relativo risparmio per la difesa.

 

Inoltre l'inserimento della colza nella rotazione colturale permette di avere altri due vantaggi:

 

1)La coltura apporta molto residuo colturale con un buon rapporto C/N e quindi buon apporto di Humus stabile (indispensabile per il miglioramento della fertilità fisica del terreno)

 

2)Differenziazione ulteriore della tipologia di principi attivi utilizzati per le infestanti --> riduzione dei fenomeni di insorgenza di resistenza delle infestanti, e maggior facilità di controllo delle stesse (tali vantaggi sono tanto maggiori tanto più è lungo e complesso l'avvicendamento colturale).

 

Per usare un po' di colza da utilizzare come cover crop, sarebbe meglio seminare una varietà, perchè ora l'80% della colza seminata è ibrida per cui riseminando il seme prodotto da un ibrido si ha disgunzione di caratteri della F2. Certo tu mi dirai ma tanto la faccio per cover crop e quindi anche se fa poco seme poco male tanto manco ci arriva a fare il seme, questo è vero ma non vorrei che crescesse anche troppo poco, quindi in questo caso magari su una superficie di mezzo ettaro (o anche meno) seminare una varietà da cui prendere il seme da utilizzare per la cover crop e il resto della superficie utilizzare semente ibrido sicuramente più produttivo.

 

Se hai tempo e voglia potresti postare nell'apposito argomento qualche foto dei tuoi coltivatori home made che usi per fare la minima lavorazione.

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ok, grazie per i consigli e le info, vi terrò aggiornati.

 

per quanto riguarda gli attrezzi home made, nulla di particolare, ho un ripuntatore pieghevole che passa da 7 a 9 ancore, e che utilizzo come ripuntatore a 40 cm (7 ancore) o come grubber (9 ancore) spostando le alette che ho costruito partendo dai denti delle frese, modifico l'altezza delle alette, a seconda del tipo di lavoro che devo fare (40, 30, 20 o 15 cm).

 

tornando alla cover crop, oltre alle graminacee, leguminose e brassicae, conoscete qualche altra coltura da sovesci autunno vernino che non appartenga alle 3 famiglie nominate ?

(proprio per il problema dei parassiti fungini ?

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Le tre famiglie di piante che hai descritto sono le più indicate, (altre famiglie non vengono prese in considerazione perchè il seme costerebbe troppo, difficoltà di autoproduzione dello stesso ecc), magari per ridurre il problema del fusarium eliminerei totalmente l'orzo e farei una cover crop pura alternando colza e veccia, così quando fai la veccia (mi raccomando villosa e non sativa), apporti maggiori quantità di azoto al terreno.

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Eh si e le altre famiglie disponibili sono per il sovescio estivo (e questo non mi interessa)

Giustamente va trovato l'equilibrio anche perchè la colza condivide con la soia molte patologie ...

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  • 4 months later...

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